4 commenti su “Water, a public resource”

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    A Udine in sala Aiace il 22.03.2007 alle 20.30,
    ci sarà una serata in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua.
    Sarà possibile firmare la proposta di legge per la tutela
    dell’acqua come bene comune

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    In occasione della giornata mondiale dell’acqua che il 22 marzo celebra in tutto il mondo l’acqua come bene comune dell’umanità e diritto di tutti, giovedì (22 marzo) alle 20.30 nella sala Ajace del comune di Udine, il CeVI di Udine presenterà in Friuli Venezia Giulia la campagna nazionale “Portatori d’acqua”, cui ha aderito nella nostra regione un testimonial d’eccezione:Nives Meroi, la celebre alpinista friulana scalatrice delle cime più alte del mondo, che giovedì sera riceverà dal CeVI lo stendardo della campagna ‘Portatori d’acqua‘ per portarlo nella prossima spedizione sull’Everest, prevista per il prossimo aprile.

    In bocca al lupo a Nives per la sua prossima impresa! 😉

    more info: ceVi
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    pubblico la lettera di Greenpeace

    La Direttiva 60/2000 dell’Unione Europea recita:
    “..l’acqua non è un prodotto commerciale, bensì un patrimonio che va protetto”.
    L’incultura dell’acqua in Italia, porta a consumare 170 litri di acqua imbottigliata per abitante all’anno, contro una media europea di 85 ed una mondiale di 15, equivalenti a 5 miliardi di contenitori plastici che si trasformano in 100.000 tonnellate/anno di rifiuto urbano.

    L’acqua imbottigliata, assoggettata a regimi di controlli spesso lacunosi, ha un costo tra 30 e 50 centesimi, cui si sommano i costi di smaltimento del contenitore, mentre 1.000 litri di acqua da acquedotto, più controllata sul piano chimico-batteriologico, non costano più di 1 euro.
    Gli italiani dichiarano che alla base di questo paradosso c’è la convinzione che l’acqua imbottigliata sia più sicura ( 51% ), più “buona” (35%), meno “dura” (14% ).

    Il nostro Paese è ricco di acquiferi sotterranei, tra i 5 e i 12 miliardi di metri cubi. Ciò nonostante, la crisi idrica è alle porte in tutto il Paese, anche come effetto del cambiamento climatico globale, che vedrà l’aridificazione nel Centro-Sud e la sub-tropicalizzazione nel Nord.
    L’origine di questa scarsità annunciata?
    – decennale incuria e mancata manutenzione delle reti con un livello di dispersione variabile tra il 30% della Emilia-Romagna e più del 50% dell‘ Acquedotto Pugliese
    – inquinamento dei fiumi da parte di insediamenti industriali, attivi e dimessi, ed urbani, in spregio ad ogni normativa, anche per la totale aleatorietà dei controlli ambientali
    – insostenibile idroesigenza di un settore primario caratterizzato per decenni da monocolture intensive e da tecniche irrigue (es. a pioggia) dissipatrici di oltre il 30% dell’acqua erogata
    – mancata generalizzazione di apparati per la minimizzare i consumi a parità di prestazione, a livello dei consumi domestici. L’eccellente esperienza condotta al riguardo a Bagnacavallo in Emilia Romagna ha mostrato come questa sola misura, il cui bassissimo costo (2-3 euro/abitante) si ripaga con i certificati bianchi per la minore spesa energetica del servizio idrico, consenta di ridurre i consumi familiari di almeno il 10-12 %.

    Walter Ganapini, Presidente Greenpeace Italia

    ORA LO SAPPIAMO !!!

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