BEIJING 2008
… ovvero le OLIMPIADI SENZA PACE !
spero che ogni atleta con un briciolo di coscienza si rifiuti di partecipare alle Olimpiadi di agosto. E’ ora che il governo di Pechino capisca l’importanza di rispettare il popolo tibetano, costretto all’esilio dopo la repressione cinese del 1959. A Lhasa sono morte un centinaio di persone che manifestavano nell’ anniversario dell’occupazione del Tibet:
look at… the video.
Se alla base dei giochi olimpici c’è lo spirito d’amicizia fra i popoli, allora con quale spirito potranno partecipare gli atleti se la Cina è la prima a non rispettare i suoi fratelli tibetani?
PEACE AND RESPECT FOR SPIRITUAL FEELING !

marzo 18th, 2008 at 3:55 pm
tibet libero !
marzo 19th, 2008 at 4:14 pm
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Us incoli une letare rivade da un poete tibetan
Caro Amico/ Cara Amica
E’ arrivato il tempo per me di tornare in Tibet. L’ultima volta che ci andai nel 1997 – dopo la mia laurea – fui arrestato dalle autorità cinesi; sono stato picchiato interrogato e mi hanno lasciato senza cibo, quindi venni espulso dal Tibet dopo che mi avevano tenuto rinchiuso in prigione per tre mesi a Lhasa e Ngari. Avevo raggiunto il Tibet a piedi da solo attraversando le montagne Hymalaiane partendo dal Ladakh.
Undici anni dopo ritornerò in Tibet a piedi anche questa volta . Senza chiedere il permesso ritornerò a casa mia. Perchè dovrei preoccuparmi dei documenti emessi dal regime coloniale cinese, che non solo ha occupato il Tibet, ma anche ha messo il Tibet sotto un regime militare e fa vivere il nostro popolo in tirannia e sotto una brutale repressione giorno dopo giorno da cinquant’anni?
Il 2008 è una grande opportunità che il movimento tibetano ha di mostrare le ingiustizie che i tibetani stanno subendo proprio mentre la Cina sta per attrarre l’attenzione dei media internazionali.
Prenderò parte alla marcia “del ritorno” che partirà da Dharamsala verso il Tibet, e viene organizzata dal “Movimento d’Insurrezione del Popolo Tibetano” uno sforzo comune messo assieme da cinque grandi Organizzazioni non governative tibetane: Il congresso dei giovani tibetani, L’associazione Donne Tibetane, Il Movimento Tibetano Gu-Chu_Sum (un associazione di ex-prigionieri tibetani), Il Partito Democratico tibeano, e gli Studenti per la libertà del Tibet, India.
La marcia inizierà il 10 Marzo 2008, da Dharamasala, la capitale dei Tibetani in esilio, attraverserà Delhi e poi si dirigerà verso il Tibet. Camminando per sei mesi, raggiungeremo il confine con il Tibet proprio nel momento in cui ci sarà l’apertura dei giochi olimpici di Pechino 2008 (14-25 Agosto). Ora è troppo presto per poter dire in quale punto attraverseremo il confine: L’India e il Tibet confinano per un tratto di 4.075 chilometri lungo tutto la catena Hymalaiana. Sceglieremo un punto preciso o più punti , a seconda delle situazioni.
So che ci sono stati parecchi tentativi in passato, ma questo è il 2008 e ho visto gli organizzatori lavorare ancora con maggior impegno con piani strategici , curando ogni singolo dettaglio. La cosa migliore è che tutte queste Organizzazioni non governative stanno lavorando insieme, unite da uno scopo comune. Questa unità è la nostra forza! Non lo so dove finiremo, ecco perchè sto regalando la mia piccola collezione di libri (l’unica mia ricchezza nella vita) ad una biblioteca che si trova in McLeod Ganj, Dharamsala. I miei amici : Lobsang e Nyingje (che servono l’esercito Indiano sono parte del battaglione dei Tibetani) hanno anch’essi donato i loro averi per impegnarsi nella marcia.
Naturalmente la polizia indiana farà il suo dovere, l’esercito cinese sul confine Tibetano non sarà chiaramente entusiasta. Dal momento che guidiamo una marcia di pace, con un impegno assoluto di non-violenza, non penso che alcuno, nè le autorità Indiane nè quelle cinesi, userà la forza contro di noi. Ispirati dalla Marcia del Sale di Gandhi, anche se cercassero di fermarci , noi non ci fermeremo. Per quanti giorni potrebbero tenerci in prigione e soltanto perchè stiamo camminando pacificamente? E perchè il governo Indiano dovrebbe fermare i rifugiati Tibetani che stanno tornando a casa, a piedi , volontariamente?
In passato sono salito in cima ad edifici per chiedere libertà, mi sono gettato davanti all’ambasciata cinese a Nuova Delhi, ho trascorso mesi in prigione, sono stato picchiato, ho combattuto in tribunale ma non ho mai perso la dignità della lotta: il mio credo è la NON VIOLENZA. La marcia per il Tibet sarà non violenta; è un sadhana, un tributo spirituale alla verità e alla giustizia per le quali noi stiamo combattendo. Questa è la nostra Lunga Marcia per la libertà.
E lungo il nostro viaggio verso casa, cucineremo e ci accamperemo in tende ai bordi delle strade, ci saranno persone che marceranno e coloro che li sosterranno. Ci saranno i cuochi, la logistica, la stampa e la televisione e uno staff medico. Si danzerà e si canterà e si rappresenteranno pezzi di teatro e di cinema sulla strada mentre percorreremo questo lungo viaggio verso casa.
Caro Amico/Cara Amica,
Se desideri avere l’opportunità di unirti ad una battaglia non-violenta per la libertà, se voi unirti allo sforzo della gente che vuole guadagnare la libertà di un paese che rimane soggiogato anche nel 2008, ti chiedo di unirti a noi, di sostenerci in qualsiasi modo possibile. Abbiamo bisogno che la gente sappia , quindi per favore diffondi questa lettera. Puoi camminare con noi, mentre noi cammineremo in questi sei mesi. Forse puoi unirti a noi per un giorno lungo il nostro sentiero, o anche solo un’ora, o una settimana, mesi come sostenitore. Le scuole, le università e anche intere città cammineranno con noi. Abbiamo bisogno di volontari, giornalisti, scrittori,fotografi, bloggers che ci aiutino. Noi abbiamo bisogno di infermieri, cuochi, tecnici e abbiamo bisogno delle tue preghiere.
La Marcia è stata annunciata il 4 gennaio 2008, e da allora i tibetani ne stanno parlando; è il primo argomento di discussione nei campi profughi. Recentemente gli organizzatori hanno stampato un modulo di adesione. E ho sentito che la gente si sta lentamente registrando.
Poi registrarti anche tu, online, come volontario.
Per maggiori informazioni visita : TibetanUprising.org .
Per richieste inviate le vostre e-mail ai coordinatori:
1 - Lobsang Yeshi : lobsangyeshi2006@hotmail.com
2 - sherab woser: sherabwoser@yahoo.com
Unitevi a noi
Tenzin Tsundue
Dharamasala
O seis simpri in tai nestris pinsîrs, MANDI a ducj i tibetans !
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marzo 24th, 2008 at 5:25 pm
Fa riflettere il fatto che la Cina chiede agli altri Stati di non intromettersi nelle sue questioni interne qd questi si occupano della questione del Tibet. Forse si sono dimenticati che nel 1980 hanno sabotato le Olimpiadi di Mosca perchè l’anno precedente la Russia aveva invaso l’Afganistan ?
da wikipedia:
” Mancati protagonisti di Mosca 1980 furono gli atleti di USA, Canada, Germania Ovest, Norvegia, Kenia, Giappone, Cina e altri paesi (per un totale di 65 nazioni). Tali paesi decisero il boicottaggio dei Giochi per protesta contro l’invasione sovietica dell’Afghanistan avvenuta nel 1979. L’Italia adottò un boicottaggio parziale; si limitò a non inviare gli atleti che facevano parte dei gruppi sportivi delle forze armate, e sfilò usando la bandiera del CONI in sostituzione di quella nazionale; nel medagliere sarebbe poi stata quinta, e prima tra le nazioni del blocco “
marzo 26th, 2008 at 4:23 pm
Riporto l’articolo della celebre sinologa Enrica Collotti Pischel, scomparsa nel 2003.
L’articolo è stato pubblicato da Il manifesto il 9 gennaio 2000.
L’articolo aiuta a capire come si è arrivati all’attuale situazione ma non giustifica l’attuale repressione delle autorità cinesi.
La notizia della fuga dalla Cina del giovanissimo Lama Ugyen Trinley Dorje, terza autorità nella gerarchia delle reincarnazioni del buddhismo tibetano è stata ritenuta molto ghiotta dai giornali italiani e viene considerata un grave scacco per il governo cinese che non sarebbe riuscito a impedirla, nonostante il proprio apparato militare.
Quest’interpretazione ignora che i cinesi non hanno mai fatto nulla per fermare la fuga dei rappresentanti politici e religiosi tibetani dalla Cina: nel 1959 l’intera classe dirigente tibetana, con alla testa il Dalai Lama, si allontanò da Lhasa con una lunga fuga a piedi, nonostante il pattugliamento degli aerei da combattimento cinesi. Fa parte della politica delle autorità cinesi il pensare che gli avversari è sempre meglio tenerli fuori del paese che dentro, meglio lontani dai loro adepti che vicini. Se poi le circostanze equivoche di quest’ultimo episodio - cioè la mancata condanna di Pechino - possano far pensare a ipotesi di contatti con il Dalai Lama e di trattative di conciliazione, è difficile dirlo ora. Certamente il fatto che la grande organizzazione propagandistica che negli Stati Uniti (ma anche in Europa e nello stesso nostro scafato e realistico paese) sostiene la causa dell’indipendenza tibetana si sia buttata sull’episodio, non rende certo facile un’intesa: i cinesi sanno fare molto bene i compromessi e sono disposti a concluderli quando siano convenienti. Ma ritengono che debbano essere cercati e raggiunti con la massima discrezione e comunque al di fuori di pressioni che li possano far apparire come una resa a pressioni straniere. E non dimentichiamo mai che “straniero” per l’intera Asia orientale nell’ultimo secolo e mezzo ha significato umiliazione e asservimento: di essa fece parte anche il tentativo pi volte condotto di staccare il Tibet dalla Cina.
Il più povero
Molte cose dovrebbero essere dette a proposito del mito del Tibet che ha preso piede, anche nei ranghi della sinistra. Dal cinematografico Shangri-la, al di fuori del tempo, dello spazio e del clima, alle ovvie seduzioni di turismo “estremo”, dalle tendenze a vedere esempi validi in civiltà rimaste primitive e tagliate fuori dal processo della storia, alla sistematica disinformazione diffusa da potenti mezzi mediatici statunitensi e al fascino che sugli occidentali delusi esercitano le religioni e le ideologie esotiche ed esoteriche, tutto confluito in un’affabulazione della quale sono stati vittime in primo luogo proprio i tibetani.
Certamente sono uno dei popoli più poveri del mondo, esposti a molteplici forme di oppressione: tra esse quella cinese è stata con ogni probabilità meno gravosa di quella esercitata dai monaci e dagli aristocratici, dei quali i pastori e i contadini erano fino al 1959 “schiavi”, nel senso letterale del termine, in quanto sottoposti al diritto di vita e di morte dei loro padroni. Che poi tutti, ma con ben diverso vantaggio, trovassero conforto nel ricorso a una delle forme più degradate di buddhismo (il buddhismo tantrico tibetano popolato di fantasmi e di incantesimi ha ben poco a che vedere con la meditazione intellettuale e la creatività artistica dello Zen), si può anche comprenderlo.
Per fare un minimo di chiarezza è necessario comunque precisare alcune cose. Il Tibet non è stato “conquistato dalla Cina comunista nel 1950″: dopo precedenti più discontinui rapporti, fu conquistato dall’impero cinese nella prima metà del secolo XVIII, e da allora è stato considerato parte dello stato cinese da tutti i governi della Cina, anche dal Guomindang. La Cina (in cinese “Stato del Centro”) è stato ed è uno Stato multietnico nel quale è in corso da millenni un processo di trasferimenti di gruppi etnici e soprattutto di fusione dei gruppi periferici entro quello più importante, che rappresenta nove decimi dei cinesi ed è sempre stato capace di offrire ai suoi membri una maggiore prosperità e i benefici di una cultura più concreta. Mettere in discussione la natura multietnica della civiltà e dello Stato cinesi significherebbe mettere in moto la più spaventosa catastrofe degli ultimi secoli. Quella praticata dalla Cina non è mai stata una politica di “pulizia etnica”, bensì di fusione entro un insieme non etnico ma contraddistinto da una comune cultura e da comuni pratiche produttive: più che sterminarle, i cinesi hanno comprato le minoranze.
E’ vero che i tibetani per ragioni geografiche sono, entro lo “Stato del Centro”, il gruppo più lontano dalla comune cultura, però da 250 anni sono stati sempre governati da funzionari cinesi nominati dal governo centrale: giuridicamente e istituzionalmente ciò ha un senso. Gli inglesi, all’apice del loro potere sull’India all’inizio del secolo XX, intrapresero, tuttavia, una serie di manovre per staccare il Tibet dalla Cina e porlo sotto la loro influenza, giungendo, nel 1913, a convocare una conferenza a Simla nella quale le autorità tibetane cedettero vasti territori all’India britannica. Nessun governo cinese ha mai accettato la validità di quella conferenza. Nel periodo precedente il 1949 il governo del Guomindang considerava il Tibet, a pieno diritto, parte del proprio territorio, tanto che durante la Seconda guerra mondiale concedeva il diritto di sorvolo agli aerei alleati.
Il ruolo della Cia
Non ha quindi alcun senso dire che la Cina conquistò il Tibet nel 1950; nel 1950 le forze di Mao completarono in Tibet il controllo sul territorio cinese; nel 1951 fu raggiunto un accordo con il Dalai Lama per la concessione di un regime di autonomia. Verso il 1957, nel pieno dell’assedio statunitense alla Cina, i servizi segreti inglesi e americani fomentarono una rivolta dei gruppi di tibetani arroccati sulle montagne delle regioni cinesi del Sichuan e dello Yunnan, lungo la strada che dalla Cina porta al Tibet. I cinesi repressero certamente la rivolta con pugno di ferro: nelle circostanze internazionali nelle quali si trovavano e nel loro contesto etnico non era razionale pensare che si comportassero diversamente. Alla fine del 1958 i servizi segreti inglesi annunciarono che, all’inizio del 1959, la rivolta si sarebbe trasferita a Lhasa e avrebbe cercato l’appoggio del Dalai Lama. Ed è infatti ciò che avvenne: sullo sfondo della rivolta, il Dalai Lama dichiarò decaduto l’accordo per il regime autonomo e fuggì con la maggioranza della classe dirigente tibetana in India, dove costituì un proprio governo in esilio e il proprio centro di propaganda. Nessun governo al mondo ha riconosciuto questa compagine. Recentemente la Cia (i servizi segreti americani sono infatti obbligati a rendicontare prima o poi le loro spese di fronte ai contribuenti) ha ammesso di avere finanziato tutta l’operazione della rivolta tibetana.
Pechino: autonomia no
Dopo il 1959 il governo cinese spossessò monasteri e aristocratici e “liberò gli schiavi”, iniziando una politica di modernizzazione forzosa (vaccinazioni, costruzione di opere pubbliche) e di formazione di una classe dirigente locale, figlia di schiavi, sottoposta a un bombardamento educativo razionalista e anti-religioso. Furono questi giovani che durante la rivoluzione culturale distrussero templi e monasteri.
Dopo la morte di Mao, i governanti cinesi hanno cercato di ristabilire i rapporti con i tibetani, migliorando le sorti economiche dell’altipiano ma importando anche gran numero di cinesi, non solo militari. Hanno anche trattato indirettamente con il Dalai Lama, che - politico asiatico molto scaltro - non chiede l’indipendenza, ma una più o meno larga autonomia: Pechino non ha mai tuttavia voluto concedere un reale autogoverno, che aprirebbe rischi di secessione e metterebbe in discussione tutti i rapporti etnici del vasto paese. Alle spalle del Dalai Lama si è sviluppato, intanto, un vasto insieme di interessi della classe dirigente tibetana che ormai è nata all’estero e vi ha ricevuto una formazione culturale moderna: è questa che chiede un’indipendenza che potrebbe essere ottenuta solo con una guerra spietata alla Cina e potrebbe essere innestata dal reclutamento di giovani guerriglieri in India - segnali “terroristici” in questo senso ci sono già stati. Erano proprio dissennati i governanti cinesi che ritenevano che l’attacco alla Serbia, motivato dalla difesa dei “diritti umani” in Kosovo, fosse in effetti la prova generale di un attacco alla Cina?
marzo 27th, 2008 at 6:44 pm
Per dovere di cronaca ->
Lettera del presidente cinese Hu Jintao a :
Richard Gere, Beppe Grillo, Nancy Pelosi e altri.
“Ritengo di grande importanza che i leader che influenzano l’opinione pubblica, come voi siete, conoscano la verità sul Tibet.
L’antica città di Lhasa è ricoperta da decorazioni di gala con bandiere rosse al vento nella piazza Potala e il fiume Yarlung Zambo gorgoglia deliziosamente. Noi membri della delegazione del Governo Centrale, insieme ai quadri e alla gente di tutti i gruppi etnici tibetani, stiamo tenendo questa grande celebrazione per rimarcare il 57 anniversario della pacifica liberazione del Tibet con gioia e esultanza.
57 anni fa, il Comitato Centrale CPC e il compagno Mao Zedong, avendo correttamente valutato la situazione, hanno preso una previdente, risoluta e significativa decisione politica di liberare pacificamente il Tibet. Il Governo Centrale del Popolo e il precedente Governo locale del Tibet firmarono l’ “Accordo sulle Misure per una Pacifica Liberazione del Tibet“. La liberazione pacifica del Tibet è stata uno degli eventi più importanti nella Storia moderna della Cina e un punto di svolta epocale per lo sviluppo del Tibet. Simbolizza che il Tibet, una volta per sempre, si è liberato dalla schiavitù dell’aggressione imperialista e che la grande unità della nazione Cinese e la sua grande volontà di riunificazione sono entrati in un nuovo periodo di sviluppo. Ci ha introdotto in una nuova era in cui il Tibet passa dal buio alla luce, dall’arretratezza al progresso, dalla povertà all’abbondanza, dall’isolamento all’apertura.
Durante gli ultimi 57 anni, il Tibet ha fatto un balzo in avanti nello sviluppo storico di sistemi sociali per camminare nella via del socialismo. Con l’abolizione della servitù feudale, sotto la quale il popolo tibetano è stato a lungo soffocato e sfruttato, milioni di servi di allora, che non avevano neppure i minimi diritti umani, si sono ora alzati in piedi e sono diventati padroni delle loro vite. Oggi tutti i gruppi etnici godono pienamente dei diritti politici, economici, culturali e di altri ancora con un controllo completo del loro destino.
Durante gli ultimi 57 anni, il Tibet ha fatto sostanziali progressi nel suo sviluppo economico, e il tenore di vita della gente è migliorato significativamente. Attraverso riforme democratiche, trasformazioni socialiste e aperture, le forze sociali produttive del Tibet si sono emancipate e sviluppate senza precedenti.
Durante gli ultimi 57 anni, la civilizzazione spirituale socialista in Tibet è stata fermamente diffusa e la società si è sviluppata in ogni aspetto. Iniziative nell’educazione, scientifiche, tecnologiche, nella salute pubblica e altre di indirizzo sociale sono state sviluppate vigorosamente. Le popolazioni di tutti i gruppi etnici in Tibet hanno in generale aumentato la consapevolezza politica, più alti standard etici e livelli scientifici e di educazione. La meravigliosa tradizionale cultura in Tibet non solo è stata protetta, ereditata e trasmessa, ma anche sostanziata per riflettere la nuova vita delle persone e andare incontro alle nuove richieste di sviluppo sociale.
Durante gli ultimi 57 anni, la solidarietà tra tutti i gruppi etnici in Tibet è stata costantemente rinforzata ed è stata mantenuta la stabilità sociale nel suo complesso.La libertà religiosa del popolo è stata pienamente rispettata e protetta. Tutti i gruppi etnici hanno lavorato in unità e hanno avuto successo nel mettere in luce le attività separatiste e distruttive della cricca del Dalai e delle forze contrarie alla Cina, e così salvaguardando la stabilità in Tibet e l’unità nazionale e la sicurezza dello Stato.
Il corso di questi 57 anni di tempeste e vicissitudini ha portato alla luce una grande verità: soltanto sotto la guida del Partito Comunista Cinese, solo nell’abbraccio della madrepatria e solo mantenendo la via socialista con le caratteristiche cinesi, il Tibet può godere oggi della prosperità e del progresso e pensare a un domani persino migliore. Questa è la nostra più importante conclusione dopo 57 anni di sviluppo del Tibet e anche il principio fondamentale da seguire nella costruzione e nello sviluppo del Tibet nei giorni che verranno.
Il Tibet è una bella regione, riccamente dotata, della nostra grande madrepatria. La gente industriosa e di talento di tutti i gruppi etnici del Tibet ha, in un lungo storico sviluppo, dato contributi eccezionali alla creazione di una cultura gloriosa della nazione Cinese e di una civiltà multi etnica. Nell’ultimo mezzo secolo, in particolare, il popolo tibetano ha scritto brillanti capitoli nello sviluppo e nel progresso del Tibet e ha aggiunto nuova gloria alla grande famiglia della nostra madrepatria socialista.
Io sono orgoglioso di invitarvi personalmente a Pechino per i Giochi Olimpici. Sarà una grande opportunità per vedere insieme i progressi e lo sviluppo della Cina. Grazie.”
Hu Jintao
marzo 29th, 2008 at 1:08 pm
Inviate il messaggio:
“Free Tibet. Stop to the China Olympic Games”
al segretario delle Nazioni Unite
e diffondete l’iniziativa.
La ruota del samsara vi premierà.
marzo 31st, 2008 at 2:04 pm
Marcia di solidarirtà per il Tibet organizzata dal meetup di Udine
Giovedì 3 Aprile ci troviamo in piazza San Giacomo ad Udine alle ore 19.30 per fare una marcia di solidarietà per il popolo tibetano, la partenza è prevista per le ore 20.00 e si raggiungerà piazza Libertà dove ci saranno degli interventi.
Parteciperanno varie associazioni ed interverranno don Di Piazza e alcuni monaci tibetani.
Se sei libero/a non mancare e se possibile spargi la voce, abbiamo contattato diverse associazioni, più saremo e più ci faremo sentire.
More info: view Forum
MANDI A DUCJ!