ARBE GARBE

SU TUN PRÂT DI ROSIS

Non poteva avere conclusione migliore la manifestazione “Udine solidale” che si è svolta in Castello a Udine. Un gruppo gitano ha aperto il concerto di ieri sera con musiche della tradizione Rom tra cui una doina, il blues del Danubio, trascinante e piena di pathos. Ma il top della serata c’è stato quando sono saliti sul palco gli Arbe garbe (=erba amara) che sono riusciti a coinvolgere, con ritmi balcanici e un rock progressive , tutto il pubblico giovane e meno giovane. Dopo il concerto degli Area con Demetrio Stratos, ma parliamo degli anni ’70, non ricordo di aver partecipato ad un concerto così bello dove la gente balla dal’inizio alla fine del concerto con i musicisti che scendono dal palco per mescolarsi al pubblico e concludere una serata stupenda tutti insieme. A proposito la sezione fiati del gruppo è veramente troppo forte 😉
Un mandi a ducj !

😎

KEEP

COPYRIGHT SOUND ! 😉

Le Major sono insoddisfatte dell’attuale legge sul copyright che prevede una durata di 50 anni, (e sono 70 anni in Italia e in alcuni Paesi europei), per i diritti di chi interpreta un’opera musicale ( le cosiddette royalty ). Ma oltre a loro anche la Commissione Europea sta pensando a una nuova legge per estendere la durata del copy.
Un’idea veramente assurda , se si pensa che una simile decisione non gioverebbe di certo alla cultura musicale e nemmeno alla sua fruizione ma solo ai pochi che possono sfruttare i diritti d’autore.
Sul sito Sound Copyright, sostenuto dalla Electronic Frontier Foundation e dall’Open Rights Group, è possibile firmare una petizione per fare sentire la propria voce.

Sign the petition today !

LA LENGHE FURLANE

NO JE UN OPTIONAL !

e je de setemane lade (07.07.08) la decision de Consei comunâl di Pordenon di tirâsi fûr de aree là che si metarà in vore la gnove leç regjonâl su la lenghe furlane.
Daûr di cheste decision – al à spiegât il Sindic – a son massime dôs motivazions: une plui di stamp formâl, ven a dî la mancjance di un at formâl dal Comun che al domandàs la inclusion dal teritori inte aree furlanofone; e une plui sostanziâl, cu la preocupazion pai servizis previodûts de leç e pai lôr coscj. Il prin citadin di Pordenon al domande une revision de leç regjonâl sul furlan, orientade plui sui aspiets culturâi che no su chei dai servizis linguistics pai citadins. Par chest – al à zontât – no si podeve rimandâ il vôt di cheste delibare, che e vûl dâ un segnâl fuart ae Regjon par mendâ la leç.”

FURLANS FEVELAIT FURLAN CHE AL E’ ONÔR E NO VERGOGNE !

Fuarce Friûl 😉

MEDITATE

GENTE, MEDITATE !!!

e se siete seguaci della religione rasta potete usare anche l’erba per farlo 😉
La Cassazione ha infatti ritenuto legittimo il ricorso del 44enne di Perugia condannato in appelo per detenzione di marjuana in misura superiore alla dose per uso personale, motivando la sentenza con la considerazione che la religiosa rasta prevede l’uso della marijuana come “erba meditativa, come tale possibile apportatrice dello stato psicofisico inteso alla contemplazione nella preghiera, nel ricordo e nella credenza che l’erba sacra sia cresciuta sulla tomba di re Salomone, chiamato il re saggio, e da esso ne tragga la forza, come si evince da notizie di testi che indicano le caratteristiche di detta religione”.
Al Sunsplash avranno di che festeggiare tutta la notte ! 🙂
It’s all right !

QUEL SEME

CHE VOLA LIBERO SOSPINTO DAL VENTO

qualcuno ha pensato bene di modificarlo e privatizzarlo. Questa in sintesi la storia degli OGM. Le multinazionali ci avevano già provato con i semi naturali, raccogliendoli nelle banche del seme e distribuendo solo semi che non possono riprodursi. Ora ci riprovano con i semi geneticamente modificati. L’operazione è semplice basta prendere un seme modificarlo e poi brevettarlo.
In Italia l’80% delle persone sono sfavorevoli alle coltivazioni con OGM ma nostante questo i nostri cari politici hanno pensato bene di avviarne la sperimentazione.
Ora dal’Università di Barcellona arriva la notizia scientifica che le coltivazioni con OGM sono incompatibili con le coltivazioni biologiche. Il Presidente di FederBio, l’organizzazione unitaria dell’agricoltura biologica italiana, ha dichiarato: “Nella regione dell’Aragona dal 2004 al 2007 la coltivazione del mais biologico e’ calata del 75% a causa dell’impossibilita’ di certificare il prodotto per la contaminazione derivante dalla coltivazione in pieno campo di mais BT geneticamente modificato, che in quella regione ha raggiunto nel tempo oltre il 40% delle superficie coltivata a mais”.
Speriamo solo che almeno per una volta i nostri politici riflettano e pensino al bene di tutti.
Che sia chiedere troppo !