La crete da la mont Stele

Tarcint (UD)

In graciis dal lavôr fat di doi zovins climber, Luciano Regattin e Giuliano Moscatelli, e je nassude la crete da la Mont Stele dongje Tarcint (UD). Cjaminant dilunc il troi, che al tache propit li dal numâr 5b a Malamaserie, si rive ae biele parêt Sud de crete indulà si cjatin cetantis viis ben furnidis cun spit inox. Ma la crete e va sù inte direzion Est, e ancje culì a si cjatin des bielis viis che a misdì a son za in ombrene. In dut a son une ventine di viis e cualchidune e spiete ancjemò di jessi liberade. Par la cuâl se o vês voie di insiorâ il vuestri zei di onsight chest al è il puest just par fâlu. La crete al è un calcâr une vore biel e e je la pusibilitât di meti adun altris viis. Co o lait a viodile visaitsi di puartâ alc par netâ vie il polvar, e di tignî simpri il casc sul cjâf parcè che al pues jessi che cualchi piçul clap e ven jù. Un ringraciament a Luciano e Giuliano par il biel lavôr fat, o vin viodût cetante elare o vês gjavât, e… buine rimpinade a ducj ! 😉

Look at… the photos: Falesia del Monte Stella

Falesia del Monte Stella a Tarcento (UD)

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L’arbul che nol è plui

lis cretis di Duino

Inte crete di Duino dongje dal cjistiel si cjatave denant dal bielvedê un piçul arbul cetant sflandorôs che in istât al jere un plasê viodilu dut sforît ma… cumò cualchidun al à pensât ben di taiâlu par gjoldi dal bielvedê come se un piçul arbul e des fastidi. Dome cualchidun cence cûr e rispiet pe nature al pues vê fate une robe dal gjenar.
Ma lis cretis di Duino a no son une risierve naturâl protete ❓

Look at… the photo: you can see the tree at photo n. 55

falesia Duino

:mrgreen:

FALESIA LE BETULLE

… @ PREMARIACCO ( UD )

Il fiume Natisone a monte di Cividale del Friuli inizia a scorrere nella forra scavata nel conglomerato quaternario. Nel suggestivo tratto di Premariacco, dove la forra diventa un canyon, si trova la falesia “Le Betulle“.
La falesia è una delle + vecchie della zona essendo stata realizzata dal CAI negli anni ’50. Adesso ci sono diversi settori e sono state aperte molte vie, illustrate nella pagina del sito webandana.com.
In periodi come questo, di scarse piogge, c’è anche la possibilità di fare bouldering. I boulders disponibili sono un’infinità e c’è solo l’imbarazzo della scelta.
Nel settore Soravito c’è un boulder storico che nel filmato viene salito da Ivan e da Raffaele.
Trovare il posto non è molto difficile, arrivati a Premariacco dalla piazza con il semaforo si prosegue verso Ipplis/Manzano e prima del Ponte Romano sulla destra s’imbocca la via delle Betulle. Dopo aver parcheggiato in fondo alla via si prosegue x i campi fino al palo della luce. Cinquanta metri dopo sulla sinistra si trova un sentiero che scende nella forra.
Buon divertimento a tutti !

Look at… the movie: FALESIA LE BETULLE @ Premariacco ( UD )

FALESIA LE BETULLE @ Premariacco ( UD )

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LAST GANG

CLIMBING IN NATISONE

Non appena torna il caldo la bellissima falesia di S.Quirino sulla sponda sinistra del Natisone si ripopola di climbers. I locals si rifanno vivi e cominciano a pompare su partenze hard rock, pareti strapiombanti e arrivi in catena con il corpo in posizione orizzontale. Sabato scorso eravamo nel settore Big Area e qualcuno ha provato delle vie dure, così ho approfittato x fare qualche video. Nel primo, Last Gang, viene mostrato il tratto strapiobante della via, nel secondo e nel terzo si vede la salita di 2/3 della via.
A proposito, ci ha fatto una certa impressione vedere il Natisone ridotto ad un fiumicello, attraversabile tranquillamente scalzi. Infatti negli anni passati non ci era mai capitato di vedere il fiume in queste condizioni di magra nel mese di maggio.

Ecco i video:
1. LAST GANG 7b+, climbers: Sandro Custrin, Marco Commisso
2. THE LEADER 7c+, climber: Sandro Custrin
3. EASY FREE 7b+, climber: Sandro Custrin

THE LEADER - climbing in Natisone

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IL LAGO NEL SANGUE

@ DOBERDO’ DEL LAGO

Una panoramica sul lago e sulla falesia di Doberdò del Lago ( GO ). La passerella che porta in mezzo al lago è stata utilizzata x girare alcune scene di un episodio del docu-film “La Terra nel Sangue” del 2008 diretto da Giovanni Ziberna.

Look at… the movie – >

Panoramica sul lago e sulla falesia di Doberdò del Lago

CLIMBING SLOVENIA

… @ MISJA PEC

Una falesia frequentata da climbers di tutto il mondo, un anfiteatro spettacolare dove gli strapiombi e le diverse concrezioni offrono vie stupende dal 6b in su. Questa è la falesia di Mishja Pech a due passi da Trieste e vicinissima all’altrettanto famosa falesia di Ospo, ma a differenza di quest’ultima a Mishja si può godere di un po’ d’ombra che la rende praticabile anche d’estate.
Domenica ( 06 Febb 2011) il tempo era una favola e abbiamo potuto passare una bella giornata provando alcune vie.
Qui potete vedere alcune foto e i video x favi un’idea del posto:
1. look at… the pictures !
2. Video: Fabio su Kindergarten
3. Video: Incroci ravvicinati di tartarughine

Climbing Misja pec SLO: incroci ravvicinati di tartarughine

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VIE TRAD

O VIE SPORTIVE

Il bel gneiss della falesia di Cadarese ha aperto una furente discussione sulla necessità di chiodare o meno le fessure della falesia. Dopo la chiodatura delle vie a spit, qualcuno amante delle vie trad ha prima chiesto ai chiodatori di schiodarle, x rispettare la bellezza di questo posto unico nel suo genere in Europa, e poi non trovando una risposta positiva è passato alle vie di fatto andando a schiodare le vie. Una soluzione questa poco simpatica perchè non rispettosa verso il lavoro di chiodatura fatto dai locals. Personalmente penso che una sana discussione faccia sempre bene x chiarire le posizioni di tutti ma poi alla fine la decisone spetta solo a chi ha scoperto il posto e ci ha lavorato x trasformarlo in una falesia.
Per quanto riguarda la discussione aperta a Cadarese c’è da riflettere sulle dichiarazioni di molti top climbers.
Questa è una delle critiche fatta a chi ha spittato le vie che meglio riassume tutte le altre:
“…Perchè uno deve spittare una fessura privandomi della possibilità di vivere la mia esperienza? Se non metto niente rispetto a) la natura b) chi verrà dopo…”
A me vengono in mente delle semplici riflessioni che forse sono state un po’ trascurate da altri climbers.
Non riesco a capire dove sia il mancato rispetto della Natura visto che gli spit sono quasi invisibili e non procurano alcuna modifica significativa della roccia. Inoltre permettono a chi verrà dopo di trovare il lavoro di messa in sicura già fatto piuttosto che privare qualcuno di un’esperienza. Mentre nelle vie trad ognuno è obbligato a portarsi dietro due serie di friends, blocchetti ecc…
A me sembra che dietro questa vaga estetica della bellezza della roccia ci sia una filosofia profondamente radicata nel DNA degli americani e dei loro Pilgrim fathers’, gli inglesi, che si manifesta proprio nella loro scelta di privilegiare il trad dove in pratica ognuno deve pensare a se stesso assicurandosi con il proprio materiale. Come dire, e qs è una mia personale impressione, dietro qs loro scelta si nasconde quell’individualismo che caratterizza da secoli il loro modo di essere poco propenso a fare qualcosa x gli altri

Che ne pensate ?

La falesia Cherokee a  Cosson di Prepotto ( UD )

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FLYING

IN THE SKY

Lassù dove volano le aquile, e dove solo il coraggio di chi ha sangue indiano nelle vene riesce nell’impresa di salire un 7b+ senza corda, free solo !
La via è “Fire in the hole” e si trova a “Cave rock” nel Nevada.
In memoria di Dan Osman ( 11 febbraio 1963 – Yosemite National Park, California, 23 novembre 1998 )

Mandi di cûr !

Look at... Dan Osman's video !

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ROSPO

LOVE

La scorsa settimana scendendo lungo il sentiero che dalla falesia porta al parcheggio abbiamo incontrato tanti rospi che gracidavano. Era ormai scuro e per fortuna Bruno aveva con sè una pila che ci permetteva di schivarli. Ma ad un tratto ho sentito uno squash e un povero rospo era rimasto schiacciato sotto lo scarpone di Bruno. Qd lo abbiamo illuminato aveva tutte le budella schizzate fuori. Allora lo abbiamo spostato fuori dal sentiero sul’erba. Ma lì vicino c’erano anche due rospi in amore. E come si vede dalla foto la femmina è quasi il doppio del maschio.

rospi in amore

LA VAL ROSANDRA

la falesia della Piccola Ferrovia

Un vero gioiellino della natura. Ogni volta che ci torno resto incantato per la bellezza di questa valle. Questa volta , però, invece di arrivare fino a Bagnoli abbiamo parcheggiato un po’ prima di S.Antonio in Bosco, in una rientranza lungo la strada. Da qui abbiamo preso il sentiero della vecchia ferrovia. Percorrendolo per circa 25′ si arriva alla 1^ galleria dove si trova la falesia della “Piccola ferrovia“. Il sentiero è immerso nella tipica vegetazione carsica ed, anche se un po’ lungo da fare con gli zaini, è molto piacevole. Cmq è anche possibile arrivare con la macchina + vicino alla falesia prendendo la strada per Hrvati. La falesia è esposta a sud e, con lo splendido sole di oggi, si poteva tranquillamente arrampicare in maglietta. Una via che posso consigliare di fare è Kriptonite 6c+, breve ma intensa. 🙂

falesia Piccola Ferrovia @ Val Rosandra TS

IL MAESTRO DI ARRAMPICATA

una proposta

Il Consiglio dei ministri del 10 febbraio scorso, su proposta del ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla, ha approvato il disegno di legge per l’ordinamento delle professioni del turismo montano.

Il disegno di legge interviene in una materia oggetto di competenza concorrente Stato-Regioni e ribadisce il principio che spetta allo Stato individuare le nuove figure professionali e i requisiti o i titoli necessari per l’esercizio di professioni che necessitano comunque di una specifica preparazione a tutela di interessi pubblici generali, come la salute e la sicurezza delle persone, mentre è rimessa alla competenza regionale la formazione delle figure professionali definite con legge dello Stato.

Con il provvedimento si fissano dunque i principi fondamentali che le Regioni dovranno seguire per disciplinare l’abilitazione all’insegnamento delle tecniche alpinistiche, all’accompagnamento alle ascensioni in roccia, neve e ghiaccio, all’accompagnamento in escursioni in ambiente montano o sotterraneo o in escursioni a cavallo.

In particolare, il disegno di legge individua una figura del tutto nuova: il maestro di arrampicata, che possiede solo competenze specifiche sui terreni rocciosi e quindi non esercita in aree alpine. Inoltre, introduce a livello nazionale alcune figure già previste da leggi regionali (la guida speleologica, la guida equestre), disegna meglio il profilo di altre professioni già individuate per legge, come l’accompagnatore di media montagna, la guida vulcanologica, la guida alpina, specifica la natura della scuola di alpinismo, dà una precisa definizione di tecniche e materiali alpinistici il cui utilizzo sarà riservato a figure professionali adeguatamente preparate.

Il testo, che sarà sottoposto alla conferenza Stato-Regioni, contiene una nuova disciplina delle professioni del turismo montano, in attuazione della legge 2 gennaio 1989 n.6.

La creazione della figura del maestro di arrampicata è molto importante perchè finora solo le guide alpine potevano fare corsi d’arrampicata in falesia con l’eccezione dei corsi del CAI a cui però non era riconosciuto un valore professionale.
In questo modo gli istruttori societari ( 6b a vista ) e federali (7b a vista ) della FASI non potevano organizzare corsi in falesia. In pratica i climbers, che hanno attrezzato la maggior parte delle falesie, non possono esercitare la professione.
Adesso sembra si voglia porre rimedio a questa situazione con la creazione di istruttori ad hoc. Si tratta di vedere come verranno organizzati i corsi per istruire i maestri d’arrampicata e chi vi potrà partecipare. Proprio per questo è importante che noi climbers ci organizziamo in un coordinamento per poter avanzare le nostre richieste o proposte.

La falesia di Doberdò del lago

IL PETTIROSSO DEL LAGO

La falesia di Doberdo’ del Lago ( GO ), e’ ideale per l’allenamento durante il periodo invernale avendo un clima temperato anche nei mesi piu’ freddi. Nel pianoro sovrastante e’ possibile visitare i resti di un antico castelliere risalente all’eta’ del bronzo ( 2000-3000 a.c.) probabilmente abitato da popolazioni provenienti dall’Asia Minore. Il sentiero 72 permette di arrivare fino a S. Martino del Carso in 1h 50′ .
Nel filmato c’è una piccola chicca, un bellissimo pettirosso che si è avvicinato in cerca di qualcosa da mangiare, tutto bello arruffato per far fronte al freddo.
Warning: qd si scende dal sentiero per tornare alla macchina, occhio a quando mettete piede in strada, guardatevi alla vostra sinistra perchè nonostante si tratti di una piccola stradina le macchine sfrecciano come schegge.
GPS: lat=45.8350861312787 lon=13.558684587478638
E ricordatevi del pettirosso, portategli qualcosa da mangiare mi raccomando !

Look at...  the Doberdò crag ( GO )

CLIMBERS DECALOGO

Talks Matthew Childs’ 9 life lessons from rock climbing

E’ uscito nell’aprile dello scorso anno un video dove un climber americano espone alcune regole tratte dalla sua trentennale esperienza di Guida alpina. Il climber in questione è Matthew Childs, mentre il video si intitola “Talks Matthew Childs’ 9 life lessons from rock climbing“.
Ecco la traduzione della sua presentazione alla TED University:

E’ tutto molto semplice.
In 35 anni di arrampicata ho scoperto che ci sono circa nove regole. E alcune sono alla base di tutto.

Regola #1: Non mollare!
Non mollare — un metodo, veramente, di successo — Spesso si pensa di mollare molto prima che lo faccia il nostro corpo. E allora tenete duro e senz’altro qualche soluzione vi verrà in mente.

Regola #2: Non avere esitazioni!
Questa è un’arrampicata di aderenza, a Tuolumne Meadows, nella parte alta del parco dello Yosemite. In questo tipo di arrampicata basata sull’aderenza non ci sono prese buone da tenere. Ci si arrampica su piccole buche e piccole sporgenze della roccia. La massima aderenza si ha non appena si appoggiano i piedi o le mani sulla roccia. Da quel momento in poi si comincia a scivolare. Così l’istante è importante. Non fermatevi!

Regola #3: Avere un piano !
Questa via è chiamata Naked Edge e si trova a El Dorado Canyon, all’esterno di un Boulder. Il climber sta arrampicando sull’ultimo tratto della via. Proprio dove mi è capitato di volare ! Ci sono circa 300m di vuoto sotto di lui. Tutti i tratti più duri della via sono già stati superati. Quello che spesso succede è che ci si è concentrati solo sul tratto più duro della via, “Come posso superare il pezzo più difficile? Come posso superare il pezzo più difficile? “. Allora che cosa succede? Si arriva all’ultimo tratto. E’ facile. Ma ci si trova con i muscoli completamente ghisati. Non fatelo. E’ meglio pianificare l’utilizzo delle proprie forze in anticipo se si vuole arrivare in cima.

Regola #4: Il singolo movimento è ciò che conta!
Ma non si può nemmeno dimenticare che ogni singolo movimento è importante e bisogna essere in grado di farlo.Questa via è chiamata Dike Route e si trova a Peyrat Dome nella zona alta del parco dello Yosemite. La cosa interessante è che questa via non è così difficile. Ma arrampicando da primo di cordata, al movimento più difficile, ci si rende condo di poter fare un volo di 30m su placche poco inclinate. Pertanto bisogna mantenere la concentrazione. Non vogliamo fermarci a metà strada come succede a Kubla Kahn, il personaggio di Coleridge. Bisogna andare avanti!

Regola #5: Sapere dove fermarsi per recuperare le energie!
E’ sorprendente come i migliori climbers, anche in situazioni difficili, riescano a trovare il modo di fermarsi per riposare, recuperare, calmarsi, concentrarsi e poi continuare.
Questa via si trova a Neadles in California.

Regola #6: la paura ( fa schifo ) si porta via tutte le vostre energie !
La paura, veramente, assorbe tutte le vostre energie perchè avere paura significa non concentrarsi su quello che si sta facendo ma pensare alle conseguenze di una possibile caduta mentre in quel momento per eseguire il movimento avete bisogno di tutta la vostra concentrazione e attenzione mentale.

Regola #7: La tecnica in opposizione è la soluzione!
Nell’arrampicata succede spesso di vedere che le persone iniziano ad arrampicare senza pensare, scegliendo così le soluzioni più ovvie. Questa è la Devils Tower, in Wyoming. si tratta di una formazione rocciosa di basalto, conosciuta da molti per essere stata la scenografia del film “Incontri ravvicinati del terzo tipo”. Solitamente i climbers, qui, iniziano ad arrampicare cercando di mettere piedi e mani nelle fessure. Ma le fessure sono troppo piccole per i piedi e si riesce ad utilizzare solo la punta delle dita mentre i piedi vanno usati in opposizione per spingere sulla roccia e potersi così sollevare.

Regola #8: Forza non significa sempre successo!
La forza non significa sempre successo. Nei 35 anni di Guida alpina e di insegnamento in strutture al coperto ho visto che i ragazzi cercano sempre di fare trazioni. I ragazzi principianti, usano tutta la loro forza per salire i primi 5 metri come se stessero facendo delle trazioni. Possono fare 15 trazioni, giusto? Ma poi rimangono senza energie. Le donne sono molto più equilibrate perchè in loro non c’è l’idea di dover riuscire a fare 100 trazioni. A loro riesce naturale pensare a come poter caricare il peso sui piedi. I piedi ci sostengono tutto il giorno. Allora ricordiamoci che l’equilibrio è molto importante ed anche il riuscire a caricare il peso del nostro corpo sui piedi che sono il muscolo più forte.

Regola #9: Saper cadere! ( Non aver paura di volare )
E naturalmente c’è una regola numero nove. Questa regola mi è venuta in mente in seguito ad una caduta inaspettata di circa 12m in cui mi ruppi una costola. Quando arrivi al punto in cui sai che sta per succedere, bisogna iniziare a pensare come cadere per evitare di farsi del male – come cadere con la corda o, se ci si arrampica senza corda, come cadere in un luogo in cui è possibilie controllare la caduta. Quindi non cercate, in preda alla paura, di evitare il volo perché potrebbe non finire bene. Grazie a tutti! ( applausi )

Regola #10: Enjoy yourself !
E naturalmente per webandana c’è anche una regola numero dieci.
Sempre per nuove emozioni !
Mandi a ducj !

I linguaggi del cinema

Dante Spinotti

La scorsa settimana si è tenuto presso il cinema sociale di Gemona del Friuli il seminario “I linguaggi del cinema“. A tenerlo era il direttore della fotografia Dante Spinotti , che gli appassionati di cinema senz’altro già conosceranno non foss’altro perchè è stato lui a curare le luci di film recenti come L.A. Confidential, The Insider e Public Enemy. Forse però non tutti sanno che Dante Spinotti è friulano di Tolmezzo ( 24 ago 1943 ) ed ha iniziato la sua carriera aiutando lo zio Renato Spinotti, cine-operatore d’attualità in Kenia. Dopo una vita avventurosa con lo zio è diventato cine-operatore per la RAI a Milano. Alla fine degli anni ’70, dopo aver partecipato a numerose produzioni televisive, esordisce come direttore della fotografia con il film “Il minestrone” ( 1980 ). Nello stesso anno produce insieme a Gianni Lari e Sergio De Infanti il documentario “La Carnia tace“, dove si interessa alla vita in montagna e dove riprende De Infanti mentre arrampica. A metà degli anni ’80, fu grazie a Dino De Laurentis che riesce a compiere il grande salto lavorando per produzioni americane. Nel 1986 inizia la sua proficua collaborazione con Michael Mann nel thriller Manhunter dove, in una scena drammatica, viene utilizzata la musica del brano “In-A-Gadda-Da-Vida” degli Iron Butterfly. In quel film Mann, appena arrivato in America, girava utilizzando fucili caricati con pallottole vere tanto che alcuni colpi finirono sul furgone dei tecnici degli effetti speciali, trapassandolo da parte a parte, questi si incazzarono e abbandonarono la scena del film e così per la restante parte del film gli effeti che si vedono sono realizzati dallo stesso registra.
Da quel momento la carriera di Dante Spinotti si svolgerà prevalentemente in America mentre in Italia verrà solo sporadicamente chiamato da registi come Olmi, Comencini e Tornatore.
Durante il seminario sono stati proiettati molti spezzoni dei suoi film dove traspare la sua grande sensibilità nell’usare le basse luci per creare ambienti che comunicano sensazioni e riproducono la realtà in maniera precisa ed emozionante.
Naturalmente ho approfittato della pausa pranzo per girare un piccolo documentario della falesia di Gemona che si conclude con un omaggio ad una scena di un famoso film in bianco e nero. Vediamo un po’ se c’è qualcuno che ne indovina il titolo ? 🙂
A Dante vorrei fare l’augurio di continuare sempre con il suo lavoro nella speranza che possa tornare + spesso in Friuli per trasmetterci la sua preziosa esperienza.

Mandi di cûr !

Look at... the movie La falesia di Gemona !

La mappa delle falesie del Friuli

IL TERRENO DI GIOCO

Dove il gioco diventa infinito… dove l’importante non è arrivare in cima ma continuare a giocare…dove i limiti sono senza confini… dove arrampicare è un’arte.
E’ possibile avere un quadro d’insieme delle falesie presenti in Friuli attraverso la MAPPA DELLE FALESIE, cliccando sul segnaposto viene visualizzata una breve descrizione e il link alla pagina dove è descritta la falesia.
La mappa riporta molte falesie ma senz’altro ultimamente ne sono nate altre e altre ancora ne nasceranno o verrranno pubblicizzate. Chi vuole può segnalarle e noi provvederemo a inserirle nella mappa e a creare la pagina dove la falesia verrà descritta. 😉

Mandi a ducj !

Look at… the map

FALESIA DI DUINO

golfo di Trieste

Un panorama mozzafiato sul golfo di Trieste, il castello di Duino a due passi, un sentiero che si sviluppa lungo tutta la falesia tra pini di mare e ginestre. Questa è la location dove si trovano le placche di Duino. Per arrivaci si prende il sentiero Rilke ( da fare almeno una volta ) da Duino ( Ts ) e lo si percorre per circa 100m, sulla destra si trovano le catene per calarsi…
E’ necessaria una corda da 60m.
La difficoltà delle vie si aggira intorno al quinto grado. Alla destra delle placche ( guardando dal mare ) ci sono le vie storiche della falesia.
Ricordarsi di rispettare l’ambiente e possibilmente di evitare di frequentare il posto durante il periodo di riproduzione del falco pellegrino in primavera.

More info: la falesia di Duino – le vie storiche

Un ringraziamento a Laura e a Sergio, i climbers che si vedono nel filmato.

Mandi !

Nel video sottostante si vede la placca dove si trovano le nuove vie, quelle più facili e adatte ai corsi di arrampicata.

Look at... the video about Duino climbing !

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LO SCUDO

NELLA ROCCIA

Telefono azzurro è una via mitica nel settore Scudo della falesia Napoleonica a Prosecco – TS. La via è alta 19m e il suo grado è 7a+. E’ una buona via per testare la propria preparazione fisica mentale e tecnica. Le prese sono x lo + svasate per cui ci vuole una buona tenuta delle dita oltre a una grande abilità nel posizionare i piedi.
Provare per credere ! 🙂

Nel fattempo godetevi il video:

Look at... the video about Telefono azzurro !

Mandi a ducj !

QUERELLE

DE ERTO

DOMANDA: A che cosa servono gli spit ?

RISPOSTA: gli spit sono utilizzati in falesia per assicurare chi sta salendo una via in modo da evitarlgli in caso di volo di arrivare a terra.

Tutto questo teatrino per introdurre una polemica che è nata da una lettera inviata da un climber ad una rivista di arrampicata, nella quale scriveva di essere turbato dall’aver visto nella falesia di Erto aggiungere uno spit sulla via “Sogni di gloria” ( 8b+ ). La sua preoccupazione era dovuta al fatto che aggiungendo un nuovo spit ad una via storica la via venisse in qualche modo snaturata in nome della sicurezza. E che venisse meno il rispetto per chi l’aveva già fatta.
Ad aggiungere lo spit è stato, Gerald Hörhager, lo stesso climber che nel 1987 aveva liberato la via, quindi non un climber qualunque ! 😉
Nell’intervista Gerald spiega che l’aggiunta dello spit era dovuta al fatto che se in quel punto voli arrivi dritto a terra. E adesso che con il passare degli anni l’appoggio per i piedi era diventato un po’ unto la situazione in quel punto della via era ancora + critica.
Dal mio modesto punto di vista questa è una giustificazione + che sufficiente per motivare l’aggiunta di uno spit. E sinceramente mi riesce difficile capire chi si ostina a crirticarlo adducendo motivazioni quali la storicità della via o la paura che anche altri si divertano a fare la stessa cosa.
Magari ci fossero altri climbers che rendono + sicure le nostre falesie aggiungendo degli spit qd la situazione lo richiede. Perchè al primo posto ci dovrebbe sempre essere il rispetto delle nostre vite che valgono + di ogni altra cosa. Se poi qualcuno vuole provare emozioni estreme, facendo soloing, è libero di farlo ma sarà una scelta sua. Per quanto riguarda la storicità della via allora bisogna ricordarsi che anche noi possiamo fare la storia e che tutto può essere migliorato.

Naturalmente mi piacerebbe sentire anche il parere di altri climbers friulani.

Mandi a ducj !