Par visâsi di chei dîs

venerdì, maggio 6th, 2011

une poesie dal poete furlan Leonardo Zanier

Al jere il 6 di Mai dal 1976 e il Friûl al vignive sdrumât dal taramot, daspò 35 agns i furlans non dismentein chei moments e ducj chei che nus an judât.

L’ORCULAT

Oh se il teremot
al foss un orculat
ingiaulât salvan
fuarton e trist
bon di sdrumâ cence fadia
tors di glescias e storia
e di parâ in masceria’
bicocas e cjascjeî
e come un giôc di cjartas
i paisuts dai cjargnei…

Oh se il teremot
al foss un drâc
platât dismenteât
vivarôs e luscint
che sott via al va sgarfant
ora prescint
par fâ sprofondâ
citâts e marans
e ca e là a so caprici
las cjasas dai furlans

Oh se il teremot
al foss un mazzarot
pelôs grass
vuarp e bigot
ch’al va sdrondenant di nott
cjadenas sui tetts
e quant ch’hai peta
come scorias
las cjapa cun dôs mans
e ‘l para in fruçons
i paîs dai terons…

Massa biel
s’al foss cussì
il teremot
che alora bastaress
di âga santa un spargott
o di San Zorz il spiçott

poesie cjapade fûr de racuelte:
Sboradura e sanc, Nuova Guaraldi, Firenze, 1981

Look at... the movie La falesia di Gemona !

:cool:

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DULA’ CA JERIN

giovedì, maggio 6th, 2010

CEMÛT CA JERIN

A trentecuatri agns da che volte che il Friûl al è stât sdrondenât ben e no mal o sin ancjemò culì par visâsi di tut chel cal è stât fât. De fuarce che il popul furlan al à vût par ricjapâsi e par difindi la so identitât culturâl, i siei paîs e la so vite.
I paîs furlans a son stâts ricostruîts dulà ca jerin cemût ca jerin. La int a si è tirade sù lis maniis e à tacat a tirà sù lis fabrichis, lis cjasis e lis glesiis. Di che volte a son tacadis tantis piçulis ativitâts, ce tant che ondis, ca si son slungjadis fin tramai cumò. Le Universitât furlane a je nassude propit in chei dîs par volontât dal popul furlan. Cuant cualchidun al cirarà di puartâle vie o di indebilîle, visais che i furlans e an scombatût par velâ.

Furlans in uaite, simpri !

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METTETE DEI FIORI

domenica, gennaio 17th, 2010

NEI VOSTRI CANNONI !

La scorsa settimana si è tenuto presso il cinema sociale di Gemona del Friuli il seminario “I linguaggi del cinema“. A tenerlo era il direttore della fotografia Dante Spinotti , che gli appassionati di cinema senz’altro già conosceranno non foss’altro perchè è stato lui a curare le luci di film recenti come L.A. Confidential, The Insider e Public Enemy. Forse però non tutti sanno che Dante Spinotti è friulano di Tolmezzo ( 24 ago 1943 ) ed ha iniziato la sua carriera aiutando lo zio Renato Spinotti, cine-operatore d’attualità in Kenia. Dopo una vita avventurosa con lo zio è diventato cine-operatore per la RAI a Milano. Alla fine degli anni ’70, dopo aver partecipato a numerose produzioni televisive, esordisce come direttore della fotografia con il film “Il minestrone” ( 1980 ). Nello stesso anno produce insieme a Gianni Lari e Sergio De Infanti il documentario “La Carnia tace“, dove si interessa alla vita in montagna e dove riprende De Infanti mentre arrampica. A metà degli anni ’80, fu grazie a Dino De Laurentis che riesce a compiere il grande salto lavorando per produzioni americane. Nel 1986 inizia la sua proficua collaborazione con Michael Mann nel thriller Manhunter dove, in una scena drammatica, viene utilizzata la musica del brano “In-A-Gadda-Da-Vida” degli Iron Butterfly. In quel film Mann, appena arrivato in America, girava utilizzando fucili caricati con pallottole vere tanto che alcuni colpi finirono sul furgone dei tecnici degli effetti speciali, trapassandolo da parte a parte, questi si incazzarono e abbandonarono la scena del film e così per la restante parte del film gli effeti che si vedono sono realizzati dallo stesso registra.
Da quel momento la carriera di Dante Spinotti si svolgerà prevalentemente in America mentre in Italia verrà solo sporadicamente chiamato da registi come Olmi, Comencini e Tornatore.
Durante il seminario sono stati proiettati molti spezzoni dei suoi film dove traspare la sua grande sensibilità nell’usare le basse luci per creare ambienti che comunicano sensazioni e riproducono la realtà in maniera precisa ed emozionante.
Naturalmente ho approfittato della pausa pranzo per girare un piccolo documentario della falesia di Gemona che si conclude con un omaggio ad una scena di un famoso film in bianco e nero. Vediamo un po’ se c’è qualcuno che ne indovina il titolo ? :)
A Dante vorrei fare l’augurio di continuare sempre con il suo lavoro nella speranza che possa tornare + spesso in Friuli per trasmetterci la sua preziosa esperienza.

Mandi di cûr !

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ODI

venerdì, dicembre 11th, 2009

ET AMO

E’ l’incipit del famoso epigramma di Catullo dove in pochi mirabili versi viene espressa la condizione sentimentale di chi ama.
Nella stessa condizione dell’amante si trovano oggi i giovani che usano il telefonino, questo status symbol della vita moderna che vorremmo buttare dalla finestra, per sbarazzarcene una volta per tutte, ben sapendo però che rientrerebbe subito dopo dalla porta.

Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris.
Nescio, sed fieri sentio et excrucior.

Odio e amo. Forse mi chiedi come io faccia.
Non lo so, ma sento che ciò accade, e mi tortura.

Forse da questo contrasto di sentimenti è nato il bel video realizzato dalla 2D del Liceo Scientifico “L. Magrini” di Gemona del Friuli.
Il video si chiama “Mobile addicted – Cellulare dipendente” e ha vinto il Primo premio al Festival Nazionale ScuoleCinema di Asti che si è svolto dal 13 al 17 ottobre scorso.

Look at... the movie Mobile addicted – Cellulare dipendente

:cool:

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SUL MONTE DI RAGOGNA

lunedì, marzo 30th, 2009

UNA CHIESETTA E DELLE LAPIDI

ricordano i caduti della “Julia”. In particolare una lapide è dedicata agli alpini della brigata “Gemona” che hanno perso la vita nel naufragio del Galilea. Era il 28 marzo 1942, la nave partita dal porto greco di Patrasso stava riportando in Italia gli alpini dopo che era stato deciso lo spostamento dal fronte greco a quello russo. Il “Galilea” a bordo aveva circa 1532 persone ( dati ANA ): l’intero battaglione “Gemona” (23 ufficiali, 27 sottufficiali, 639 alpini), tre ospedali da campo, ufficiali del comando reggimento, militari con foglio di licenza in tasca. Insieme al “Galilea” viaggiavano altre 5 navi ma gli alpini della brigata Cividale dovranno restare a terra perchè non c’era + posto. Le navi sono scortate da un incrociatore e da 4 torpediniere, che lanciano a intermittenza bombe di profondità per scongiurare il pericolo dei sommergibili. Le navi erano dirette al porto di Bari, ma qd il convoglio doppia l’isola di Corfù, si sentono arrivare i primi siluri che sfiorano il “Piemonte” e il “Crispi”, poi alle 22.45 il grande botto, un siluro lanciato da un sommergibile inglese colpisce il “Galilea” ad una fiancata aprendogli uno squarcio di 6x6m. La nave comincia ad inclinarsi e la frenesia s’impossessa delle persone. Alcuni si buttano ma solo quelli che sanno nuotare riescono ad allontanarsi dalla nave e non vengono sbattuti sotto le eliche. Ma la maggior parte per la paura resterà sulla nave che dopo cinque ore affonda completamente. A salvarsi saranno solo il 18% delle persone a bordo.
Una disgrazia nella disgrazia perchè gli alpini del btg. “Gemona” avevano già pagato un duro prezzo perdendo il 2° btg nella battaglia sul Golico e adesso vedevano sparire anche il 3° btg. Per il Friuli un’ immensa perdita, infatti gran parte degli alpini erano friulani.
Adesso ogni anno sul monte Ragogna si commemora quel giorno.

Alpin jo mame!

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