Vierte 2013

dut al passe

La Vierte e je a pene rivade… la nêf e cuvierç ancjemò lis pichis des monts… a saltin fûr i botui dai rams des plantis… ogni robe e si met di gnûf in moviment cun grant energjie… un altri zîr, une altre corse nus spiete ancje chest an… lis ploiis a incressin lis aghis intai flums, metint a dure prove i puints… il timp al è cetant balarin, soreli e nûl a scomabatin intal cîl…vuê nereôs doman biel

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Vierte 2013 in Friûl - tutto scorre

😎

La befana

viene, viene volando

Viene viene la Befana
vien dai monti a notte fonda.
Come è stanca ! La circonda
neve, gelo e tramontana

detule furlane fuarte: “a Nadâl un pît di gjal, ae Epifanie un pît di strie”

ven a stai planc plancot lis zornadis a tachin a slungjâsi, e jere ore !

Look at... the original photo !

inte foto origjinâl la befane e jere un cocâl che someave biel za a une befane cjalant intune cierte maniere, cussì daspò piçulis modifichis e je deventât pardabon une befane; scliçant parsore la foto si pues viodi chê origjinâl
😉

LA GOLETTA VERDE

ALLA MARINA DI SAN GIORGIO DI NOGARO

La Goletta Verde di Legambiente ha fatto tappa in questi giorni ( 28/29 ) a S. Giorgio di Nogaro e stamattina in una conferenza stampa è stato rilasciato il rapporto sull’inquinamento del mare che bagna il litorale friulano. Ecco in sintesi cosa è emerso:

Le minacce più gravi per il mare e i 111 chilometri di coste friulane arrivano dalle foci dei fiumi, che rappresentano quattro dei sei punti critici rilevati. Fortemente inquinate la foce dell’Aussa-Corno, dell’Isonzo, dello Stella e del Tagliamento.
Gravemente contaminati anche i punti campionati nei comuni di Lignano Sabbiadoro e Monfalcone, nelle località Pantanel e Marina Julia, a valle del depuratore che sbocca in laguna il primo e di fronte al lido il secondo.

“Le analisi di Goletta Verde sono un forte grido d’allarme: mettono in evidenza una situazione di gravissimo deterioramento dei fiumi, e quindi del mare friulano – ha commentato Giorgio Zampetti, portavoce di Goletta Verde – proprio nell’anno in cui è entrata in vigore la nuova normativa sulla balneabilità, con limiti assai più permissivi rispetto alla precedente Dpr 470/1982.
È del tutto evidente come la grave contaminazione microbiologica dei fiumi friulani sia legata a doppio filo con reti fognarie e servizi depurativi deficitari.
Di più, come dimostrano i monitoraggi effettuati anche sul canale in località Fossalon del comune di Grado e sulle acque del fiume Isonzato prelevate nel comune di San Canzian d’Isonzo, in località Terranova, entrambi usciti gravemente inquinati, la contaminazione microbiologica di corsi d’acqua e mare è frutto di un sistema depurativo non solo scarsamente efficace, ma in alcuni casi totalmente assente. E come se non bastasse, ai casi di scarsa depurazione, si aggiungono anche quelli di cattiva manutenzione delle condutture. Lo dimostra il campionamento fatto a largo della costa Triestina, lungo la conduttura del depuratore di Servola, dove a causa di una falla l’acqua è risultata essere gravemente inquinata, con livelli di contaminazione di oltre sei volte superiori ai limiti di legge. Ciliegina sulla torta: la falla in questione si trova proprio in prossimità dell’Area Marina Protetta di Miramare.”

“Siamo al paradosso – denuncia Giorgio Cavallo, presidente Legambiente Fvg – anziché salvaguardare le nostre risorse naturali più preziose, investire nelle riserve di biodiversità lasciamo che le Aree marine protette vengano contaminate direttamente dalle fogne. Per la tutela dell’Alto Adriatico occorrerebbe, invece, avviare protocolli di intesa per una gestione integrata e coordinata delle politiche ambientali tra tutti gli Stati che affacciano su questo delicatissimo tratto di mare. Politiche che dovrebbero prendere in considerazione non solo la qualità delle acque, ma anche le attività di pesca, portualità e trasporto marittimo commerciale, senza dimenticare le infrastrutture energetiche”

Le cattive notizie per le coste friulane non si fermano alla insufficiente depurazione, ma arrivano anche dalle coste e si chiamano cemento abusivo vista mare e pesca di frodo. Tra abusi edilizi sul denamio marittimo, pesca illegale, scarichi abusivi e infrazioni al codice della navigazione, sono 1,6 le illegalità per chilometro di costa di questa Regione.

Per avere una prospettiva positiva bisogna prendere in considerazione l’andamento degli illeciti sulle coste: nel 2009 erano 4,1 per chilometro, contro gli 1,6 di quest’anno.

I prelievi vengono eseguiti dalla squadra di tecnici che viaggia via terra e vengono effettuate le analisi chimiche direttamente in situ con l’ausilio di strumentazione da campo. I campioni per le analisi microbiologiche sono prelevati in barattoli sterili e conservati in frigorifero, fino al momento dell’analisi, che avviene nei laboratori mobili lo stesso giorno di campionamento o comunque entro le 24 ore dal prelievo. I parametri indagati sono microbiologici (enterococchi intestinali, escherichia coli) e chimico-fisici (temperatura dell’acqua, pH, ossigeno disciolto, conducibilità / salinità).

IL SARCOFAGO

DEGLI INGANNI !

Una volta gli egiziani ci mettevano le mummie perchè credevano nel proseguimento dell’esistenza fisica dei defunti nell’aldilà, ora ci si racchiudono i reattori delle Centrali Nucleari e, udite udite, adesso si sta pensando di racchiudere con una bella colata di cemento anche un tratto di costa altamente inquinato. Si tratta, purtroppo, di un pezzo della nostra bellissima costiera triestina e per essere + precisi della zona di fronte a Muggia. Ebbene sì, per anni nessuno si è accorto di niente e i camion, sembra di un cantiere non troppo distante, andavano a scaricare rifiuti di ogni tipo in quel tratto di costa dove le ultime forti mareggiate erodendo ampi tratti di costa hanno senz’altro causato un forte inquinamento del mare per la presenza di metalli pesanti (tipo il cadmio) tra i rifiuti. Ora il Sindaco in un’intervista dice ai cittadini di non preoccuparsi perchè il problema verrà risolto. Una commissione sta decidendo se ripulire completamente l’area o coprire tutto con un getto di cemento. Purtroppo quest’ultima soluzione sembra la + probabile. Ripulire tutta l’area richiederebbe, infatti, movimentare tanto di quel materiale che ci vorrebbero 3000 viaggi avanti e indietro dei camion e il costo si aggirerebbe intorno ai 12.000 euro. Un costo notevole per la Regione che proprio in questo periodo, ironia della sorte, sta valutando la proposta di istituire un Parco Marino sulle Rive di Trieste che dovrebbe anche servire da centro studi sullo stato del mare. Insomma, da una parte si lascia che gli interessi economici prevalgano su quelli ambientali e si fa finta di non vedere che qualcuno scarica i propri rifiuti sul demanio pubblico, dall’altra si vuole rilanciare la città di Trieste costruendo un Parco Marino che avrebbe come fine quello di far conoscere e tutelare il mare. Una bella contraddizione non c’è che dire ! 😉
E naturalmente se cercate un responsabile non lo troverete, infatti nella Pubblica Amministrazione è lecito far finta di niente !
L’idea del Parco marino è nata dalle ceneri del progetto per la candidatura di Trieste per l’ Expo. Adesso a Trieste si prova a rilanciare la città con questa idea che prevede una spesa di 44 milioni di euro di cui circa metà sarebbero sostenuti dalla Regione. A parte le valutazioni sui costi effettivi per la realizzazione di un simile opera mi sembra evidente che prima di impegnarsi in una opera dai costi così alti sia da valutare la sua effettiva necessità e se non sia meglio per la Regione trovare soluzioni meno costose e + efficaci per aiutare la città di Trieste.
Ultima novità delle scorse settimane è la decisione del Sindaco di Trieste di multare con un’ammenda salata chi fa plinplin in città. La sua giustificazione è stata che se la multa da pagare fosse stata inferiore tutti se ne sarebbero infischiati. Sacrosante parole peccato che sono valide solo per i cittadini e non per gli amministratori 😉

Furlans in uaite ! 😉

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