Processionaria sul Monte dei Bovi

17 Mar , 2026 - Hiking,News

Processionaria sul Monte dei Bovi

In questo periodo dell’anno, tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera, le larve di Processionaria (Thaumetopoea pityocampa) abbandonano i loro nidi bianchi e setosi sulle chiome dei pini per scendere a terra.

Camminando sul monte dei Bovi, mi sono imbattuto in quella che a primo colpo mi era sembrata una vipera ma che poi, guardando meglio, ho visto essere una processionaria che procedeva lungo il sentiero.

Il nome deriva dalla loro abitudine di muoversi in fila indiana, unite da un filo di seta e guidate da una femmina “capofila”. Questo comportamento serve a mantenere il gruppo compatto mentre cercano il luogo ideale nel terreno dove interrarsi, trasformarsi in crisalide e, infine, in falena.

La pericolosità di questo insetto risiede nei migliaia di minuscoli peli che ricoprono il dorso delle larve. Questi peli non sono semplici “spine”, ma vere e proprie frecce uncinate cariche di una tossina chiamata taumetopoeina.

Volatilità: Basta una folata di vento o una vibrazione del terreno per disperderli nell’aria.

Persistenza: Anche se il bruco è morto, i peli rimangono attivi e pericolosi per mesi.

Mentre noi umani siamo protetti dalle scarpe e dai vestiti (anche se il contatto con la pelle causa dermatiti dolorose), cani e gatti sono estremamente vulnerabili. La loro curiosità li spinge ad annusare o, peggio, a leccare la “fila” di bruchi.

Cosa succede se avviene il contatto?

Shock Anafilattico: Nei casi più gravi, il gonfiore può ostruire le vie respiratorie, portando al soffocamento.

Reazione Immediata: La saliva aumenta drasticamente (scialorrea), l’animale appare abbattuto e cerca di grattarsi il muso con le zampe.

Infiammazione Grave: La lingua e le mucose si gonfiano rapidamente. Il dolore è lancinante.

Necrosi dei tessuti: La tossina distrugge le cellule. Senza un intervento tempestivo, parti della lingua o del naso possono andare incontro a necrosi e cadere nei giorni successivi.

Se durante la passeggiata sospetti che il tuo animale abbia toccato una processionaria, ogni minuto è prezioso:

Primo Soccorso: Lava immediatamente la bocca dell’animale con abbondante acqua. L’ideale sarebbe una soluzione di acqua e bicarbonato, usando una siringa senza ago per spruzzare il liquido con forza tra i denti. Attenzione: Usa i guanti per non contaminarti a tua volta.

Corsa dal Veterinario: Anche se l’animale sembra stare bene dopo il lavaggio, portalo d’urgenza in clinica. Sono necessari farmaci specifici (cortisonici, antibiotici o antistaminici) per fermare la reazione tossica.

Tutto inizia con le falene (la forma adulta della processionaria). Sono farfalle notturne piuttosto anonime, grigio-marrone, che vivono pochissimo: appena 1 o 2 giorni. Non mangiano nemmeno; il loro unico scopo è accoppiarsi. La femmina depone fino a 300 uova attorno agli aghi di pino, creando un manicotto cilindrico grigiastro che sembra quasi una parte del ramo.

Dopo circa un mese, le minuscole larve nascono. Iniziano subito a nutrirsi degli aghi di pino. In questa fase sono ancora “nomadi” all’interno della chioma dell’albero e costruiscono dei piccoli nidi provvisori per ripararsi durante la muta.

Con l’arrivo del freddo, le larve costruiscono il loro capolavoro ingegneristico: il nido invernale.

È quel batuffolo bianco e denso che si vede sulle punte dei rami più soleggiati.

Il nido è orientato a sud per catturare il calore del sole. All’interno, le larve passano l’inverno protette dalle temperature rigide. Escono solo di notte per nutrirsi degli aghi vicini, tornando al caldo prima dell’alba.

È la fase che ho osservato sul Monte dei Bovi. Quando la temperatura del suolo raggiunge circa i 9°C, le larve mature abbandonano l’albero.

La Processione: Marciano in fila per trovare un terreno soffice e soleggiato.

Il Bozzolo: Una volta sottoterra, ogni larva tesse un bozzolo di seta e si trasforma in crisalide (pupa). Qui avviene la magia della metamorfosi: i tessuti del bruco si riorganizzano completamente per formare la futura falena.

Una volta protetta nel suo bozzolo, la processionaria rilascia degli enzimi che letteralmente sciolgono quasi tutti i tessuti del bruco. Muscoli, zampe, apparato digerente, tutto diventa una sorta di “zuppa” cellulare nutriente. Il vecchio abito viene smantellato dall’interno (Istolisi).

All’interno di quella “zuppa” rimangono intatti dei piccoli gruppi di cellule chiamati dischi immaginali. Sono come dei progetti architettonici dormienti che il bruco si portava dietro fin dalla nascita. Un disco contiene le istruzioni per le ali, un altro per le zampe lunghe della falena e un altro ancora per le grandi antenne piumate.

Utilizzando l’energia accumulata mangiando aghi di pino, i dischi immaginali iniziano a consumare la “zuppa” per costruire, cellula dopo cellula, il nuovo organismo (Istogenesi). Nella crisalide è racchiuso il mistero della vita.

Il Riposo: Rimarranno sottoterra fino a luglio, quando emergeranno come farfalle per ricominciare il ciclo..

Sapevate che la natura ha previsto un piano B? Se l’estate è troppo calda o le condizioni ambientali sono sfavorevoli, le crisalidi sottoterra possono decidere di non schiudersi. Entrano in uno stato di “diapausa” (un letargo profondo) e possono restare sepolte per 2, 3 o persino 7 anni, aspettando l’anno perfetto per uscire.

Questo rende la loro eradicazione quasi impossibile, perché c’è sempre una “riserva” nascosta nel terreno pronta a emergere.

Il monitoraggio della processionaria è una sfida di “intelligence” ambientale. Forestali e agronomi non aspettano di vedere le file per terra; agiscono d’anticipo seguendo un protocollo preciso che si snoda durante tutto l’anno. Ecco le tre tecniche principali utilizzate per tenere sotto controllo la loro diffusione.

È il metodo più antico e diretto. Quando i pini perdono parte del vigore e il cielo è terso, i nidi bianchi spiccano come lanterne sulle punte dei rami (le zone più soleggiate).

  • Cosa cercano: Il numero di nidi per albero. Esiste una “soglia di danno”: se su una pianta si contano più di 5-10 nidi, l’albero rischia la defogliazione completa e l’area diventa pericolosa per l’uomo.
  • L’intervento: In contesti urbani o parchi frequentati, si procede al taglio meccanico dei rametti che ospitano i nidi, che vengono poi bruciati in appositi contenitori.

Per capire quante “future processioni” ci saranno l’anno successivo, si gioca d’astuzia durante il periodo degli accoppiamenti.

L’esca: Si posizionano delle trappole che emettono il feromone sintetico della femmina (il suo “profumo” richiamo).

L’obiettivo: le falene maschio, attirate dall’odore, entrano nella trappola e rimangono catturate. Contando i maschi intrappolati ogni settimana, i forestali possono mappare la densità della popolazione e prevedere l’entità dell’infestazione autunnale. Una curiosità: i maschi hanno delle antenne molto grandi e “pettinate” (sembrano delle piume), che servono proprio come dei radar per captare il feromone della femmina anche a chilometri di distanza!

Le trappole a feromoni non sono una bacchetta magica: la natura trova sempre il modo di andare avanti. Servono però ai forestali come un ‘radar’ per prevedere quanti bruchi vedremo sui sentieri l’anno prossimo e per proteggere in anticipo le zone più frequentate.

Prima che costruiscano il nido invernale definitivo, le larve mangiano voracemente. I forestali osservano lo stato degli aghi: se le punte dei pini appaiono arrossate o “scheletriche”, significa che le colonie sono attive. In questa fase si può intervenire con la lotta microbiologica (usando il Bacillus thuringiensis), un batterio naturale che colpisce solo le larve dei lepidotteri senza avvelenare l’ambiente o altri animali.

Periodo critico: Febbraio – Maggio
Localizzazione: Sentieri esposti al sole, in prossimità di Pinete e Cedri.

ATTENZIONE: I peli del bruco sono come freccette avvelenate. Non serve il contatto fisico diretto; il vento o il calpestamento possono sollevare i peli urticanti.

Distanza di Sicurezza: Mantieni almeno 2 metri dalla fila.

Guinzaglio Corto: Se hai un cane, tienilo vicino. La loro curiosità (annusare la “fila”) è la causa principale di gravi necrosi alla lingua.

Non Schiacciare: Calpestare la processione libera migliaia di peli tossici che rimangono attivi sul sentiero per settimane.

Lava subito: Usa abbondante acqua (meglio se con bicarbonato) per sciacquare la zona colpita (bocca o pelle).

Non strofinare: Strofinando potresti rompere i peli e far penetrare di più la tossina.

Veterinario/Medico: Recati immediatamente in un centro di soccorso. È un’emergenza medica.

Se ti capita di vedere una “processione” proprio in mezzo al sentiero sul Monte dei Bovi, un trucco utile è non cercare di schiacciarle o spazzarle via con un ramo. Agitando la fila, provocheresti una nuvola invisibile di peli urticanti che resterebbe sospesa ad altezza d’uomo (e di muso di cane) per diversi minuti. La cosa migliore è segnalare il punto e, se possibile, girare molto al largo sopravento.

Quando incrociate la processionaria sul sentiero, non state guardando solo un bruco pericoloso. State guardando un viaggiatore nel bel mezzo di una trasformazione incredibile. È lo stesso essere vivente che tra qualche mese volerà silenzioso tra le chiome dei pini del Monte dei Bovi. Una sola vita, due abiti diversi.

#peaceandlove


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