Gli splendidi Grifoni del Cornino

19 Mag , 2026 - News,Hiking,Viaggi

Gli splendidi Grifoni del Cornino

La rinascita delle popolazioni di grandi rapaci necrofagi in Europa rappresenta uno dei capitoli più significativi della biologia della conservazione contemporanea. In questo contesto, la Riserva Naturale Regionale del Lago di Cornino, situata nel comune di Forgaria del Friuli, si configura come un laboratorio a cielo aperto di fondamentale importanza per la stabilità ecologica dell’intero arco alpino e per la connettività tra le popolazioni di grifone (Gyps fulvus) dell’area mediterranea e balcanica.

Il progetto, nato da una visione pionieristica negli anni ’80 e consolidatosi con l’immissione di 80 esemplari nel 1992, ha trasformato un territorio storicamente privo di colonie nidificanti in un polo attrattivo che oggi ospita oltre 400 individui nei periodi di massima frequentazione.

Tuttavia, il successo demografico della specie si scontra con la persistenza di minacce antropiche arcaiche e irrazionali, in primis l’uso del veleno, che continuano a minare la sopravvivenza di singoli esemplari e la stabilità dei nuclei riproduttivi. L’analisi della funzione dell’ecosistema del grifone e l’esame critico delle pratiche di avvelenamento rivelano una discrepanza profonda tra la realtà biologica e le percezioni umane, rendendo necessaria una riflessione multidisciplinare sulla gestione del territorio.

Il ritorno del grifone sulle Alpi orientali non è stato un evento spontaneo, bensì il risultato di una strategia di intervento attivo mirata a correggere un’estinzione causata dalla persecuzione diretta e dal mutamento delle pratiche agro-pastorali. Prima del progetto di reintroduzione, il grifone era considerato una presenza erratica, legata principalmente agli spostamenti dei nuclei nidificanti sulle scogliere della Croazia.

Il nucleo fondatore della colonia friulana è stato stabilito attraverso un piano d’azione che ha visto nel 1992 l’introduzione di circa 80 grifoni nella Riserva del Cornino. Questi esemplari, provenienti in gran parte dalla Spagna e da centri di recupero europei, sono stati inizialmente mantenuti in voliere di acclimatazione per favorire l’attaccamento al sito (filopatria) prima del rilascio definitivo.

La scelta del Lago di Cornino come baricentro del progetto è stata determinata dalle caratteristiche geomorfologiche delle pareti rocciose sovrastanti, che offrono siti di nidificazione protetti e correnti termiche ascensionali ideali per il volo planato di un uccello che può raggiungere un’apertura alare di quasi tre metri.

Dall’immissione iniziale degli 80 soggetti, la colonia ha mostrato un trend di crescita costante, favorita dall’istituzione formale della Riserva Naturale Regionale nel 1996 e dalla gestione scientifica affidata alla Cooperativa Pavees, con il supporto del Comune di Forgaria del Friuli e della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia.

La stazione di alimentazione supplementare, comunemente definita “carnaio”, ha svolto un ruolo catalizzatore non solo per gli uccelli residenti, ma anche per i giovani grifoni in fase di dispersione provenienti dalla Spagna, dai Balcani e dall’Austria. Questo “vulture restaurant” ha permesso di ridurre la mortalità giovanile durante i mesi invernali, quando la disponibilità di carcasse di ungulati selvatici in natura è limitata dalla neve.

La Riserva del Cornino è oggi riconosciuta come l’unico punto di alimentazione costante su tutto l’arco alpino, fungendo da ponte vitale tra le colonie del Quarnaro in Croazia e quelle degli Alti Tauri in Austria. Gli studi condotti tramite marcatura alare e monitoraggio satellitare indicano che gli esemplari possono coprire la distanza tra l’isola di Cherso e Forgaria in sole tre ore di volo, rendendo la riserva un nodo cruciale per la conservazione della metapopolazione adriatica.

L’importanza del grifone nell’ecosistema non può essere sottostimata. In quanto necrofago obbligato, questo rapace occupa una nicchia ecologica specializzata nella rimozione dei resti organici di grandi vertebrati. Questa funzione, che potrebbe apparire marginale, è in realtà un pilastro della sanità pubblica e veterinaria negli ambienti montani e pedemontani.

Il grifone è progettato per localizzare le carcasse con estrema efficienza. Utilizzando un sistema di ricerca sociale, decine di individui monitorano vasti territori; la discesa di un singolo uccello funge da segnale per gli altri, permettendo di consumare interamente un animale di grosse dimensioni (come un cervo o una mucca) in poche decine di minuti. Questo processo garantisce un rapido riciclo dei nutrienti nell’ecosistema, reintegrando calcio e fosforo nel suolo e supportando la biodiversità locale.

Nonostante l’evidente valore ecologico, il grifone è regolarmente vittima di avvelenamenti. Questa pratica, spesso motivata dal desiderio di eliminare predatori come il lupo o la volpe per proteggere il bestiame o la selvaggina, si rivela essere un atto di estrema insensatezza sotto il profilo scientifico, economico e legale.

La ricerca scientifica ha ampiamente dimostrato che l’uso di esche avvelenate non risolve i conflitti tra zootecnia e fauna selvatica. Al contrario, tende ad aggravarli a causa di complessi meccanismi di compensazione ecologica:

Mancanza di Selettività: Il veleno è un’arma cieca. Un’esca lasciata sul terreno può essere consumata da un cane domestico, da un gatto selvatico, da un rapace protetto o da piccoli roditori, innescando una reazione a catena di mortalità secondaria. I grifoni, a causa della loro biologia che li spinge a cercare attivamente carcasse e della loro abitudine di nutrirsi in gruppo, sono spesso le vittime principali di singoli episodi di avvelenamento di massa.

Effetto “Rebound” e Instabilità Sociale: Quando un predatore dominante (come un lupo alfa) viene ucciso dal veleno, la struttura sociale del branco si disgrega. Questo porta spesso alla dispersione di giovani individui meno esperti che, non sapendo cacciare prede selvatiche complesse, si rivolgono più facilmente al bestiame domestico, aumentando i danni totali.

Il Principio del Raccolto e la Diversità: I predatori terminali e i necrofagi stimolano la salute delle popolazioni preda eliminando gli individui malati o deboli. La loro rimozione artificiale tramite veleno porta a un indebolimento genetico delle specie preda e alla diffusione di epidemie.

Uno degli argomenti più forti contro l’avvelenamento è di natura finanziaria. Uno studio approfondito ha rivelato che le politiche di abbattimento o avvelenamento costano alle amministrazioni pubbliche e ai privati fino a otto volte di più rispetto ai danni che si vorrebbe prevenire. Questi costi derivano dalle spese per le indagini forensi, dalle operazioni di bonifica delle aree contaminate, dai costi legali e dalla perdita dei servizi ecosistemici gratuiti forniti dai necrofagi. Al contrario, l’investimento in misure di prevenzione, come recinzioni elettrificate e cani da guardia, mostra un rapporto costi-benefici decisamente superiore.

Oltre all’avvelenamento intenzionale tramite esche, il grifone deve affrontare minacce chimiche più subdole legate alle attività umane legali, come la caccia e la medicina veterinaria.

Il piombo è una neurotossina potente. Quando un animale viene abbattuto con munizioni tradizionali, il proiettile si frammenta all’impatto, disperdendo centinaia di piccoli frammenti nei tessuti dell’animale. Se i resti dell’animale (le viscere o carcasse non recuperate) vengono lasciati sul terreno, i grifoni li ingeriscono.

Anche un solo frammento di piombo può causare il saturnismo: l’uccello perde la capacità di digerire, diventa letargico e muore di inedia o per incidenti causati dalla perdita di coordinazione neuromuscolare, come l’impatto con linee elettriche. La transizione a munizioni atossiche (in rame o tungsteno) è l’unica soluzione scientificamente valida per eliminare questa forma di avvelenamento accidentale.

Un altro pericolo critico è rappresentato dal Diclofenac, un farmaco antinfiammatorio ampiamente usato nel bestiame. In Asia, l’uso di questo farmaco ha causato il collasso del 99% della popolazione di avvoltoi. Sebbene in Italia siano in vigore restrizioni, il rischio che carcasse trattate con Diclofenac finiscano nei carnai o siano abbandonate nei pascoli rimane un’ombra sulla conservazione del grifone, data l’estrema sensibilità della specie a questa molecola.

L’avvelenamento della fauna selvatica è un reato penale punito con severità dall’ordinamento italiano. La protezione del grifone è garantita dalla Legge 157/1992, che definisce la fauna selvatica come patrimonio indisponibile dello Stato.

Le sanzioni per chi sparge veleni o uccide specie protette sono state inasprite nel tempo. I responsabili rischiano la reclusione da 3 mesi a 4 anni e multe che possono raggiungere i 60.000 euro. Inoltre, l’ordinanza ministeriale contro l’uso di esche e bocconi avvelenati impone ai comuni l’obbligo di bonificare le aree colpite e ai medici veterinari di segnalare ogni caso sospetto alle autorità competenti.

Un aspetto innovativo della gestione di Cornino è l’educazione alla cosiddetta “biodiversità della paura”. Attraverso eventi dedicati a specie spesso malviste, come gli avvoltoi, i pipistrelli e i rapaci notturni, la Riserva lavora per sostituire il timore ancestrale con la curiosità scientifica. Comprendere che un grifone non è un presagio di morte ma un custode della vita è il primo passo per eliminare la motivazione psicologica dietro l’uso del veleno.

In conclusione, il grifone del Cornino non è solo un uccello; è un indicatore della salute dei nostri ecosistemi e della maturità della nostra civiltà. Ogni grifone che muore a causa del veleno rappresenta un fallimento della nostra capacità di gestire il territorio in modo razionale. Al contrario, ogni coppia che nidifica con successo sulle rocce friulane è un passo avanti verso un futuro in cui l’uomo e i grandi predatori possono condividere gli spazi montani in un equilibrio basato sulla conoscenza e sul rispetto reciproco. La Riserva del Cornino, con la sua storia iniziata nel 1992, continua a volare alto, ricordandoci che la natura ha un’incredibile forza di rigenerazione se solo le permettiamo di agire.

Il Griffon Day si terrà domenica 7 giugno 2026 presso la Riserva Naturale Regionale del Lago di Cornino (Forgaria del Friuli). L’evento, inserito nelle celebrazioni del 30° anniversario della Riserva, offre una giornata immersi nella natura dedicata alla conservazione del grifone e della biodiversità locale.
Il programma dell’evento include:
1 – Attività didattiche ed escursioni guidate
3 – Osservazione della fauna autoctona
3- Approfondimenti scientifici sul Progetto Grifone, attivo dagli anni ’80 per tutelare questi avvoltoi sulle Alpi.

Nei dintorni della Riserva Naturale del Lago di Cornino ci sono splendidi itinerari escursionistici e punti di interesse naturalistico adatti a ogni livello di preparazione. Inoltre, per gli appassionati di arrampicata sportiva, c’è la falesia di Anduins a pochi kilometri di distanza che offre la comodità di un parcheggio proprio sotto la parete e due settori ombreggiati.

Il film illustra lo straordinario successo del progetto di conservazione presso la Riserva Naturale del Lago di Cornino, dove la popolazione di grifoni è passata da pochi esemplari nel 1992 a centinaia di unità nel 2025.

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