La Festa dei SS. Pietro e Paolo

29 Giu , 2026 - Poesia,Art,Musica

La Festa dei SS. Pietro e Paolo

Ci sono date che portano con sé un destino silenzioso, capaci di cambiare il corso della storia. Non di quella con la S maiuscola che si studia nei libri, ma di quella più importante per ognuno di noi: la storia intima e meravigliosa di una famiglia.

Oggi è il 29 giugno. Per molti questa è semplicemente la festa dei SS. Pietro e Paolo, un cerchietto rosso sul calendario che per qualcuno significa un giorno di vacanza o una sagra di paese come tante altre. Per me, invece, è una data che racchiude il senso stesso della mia esistenza. È il giorno in cui mio padre e mia madre si sono conosciuti, per la prima volta, a San Pietro al Natisone.

All’inizio degli anni ’50, in queste valli e in questi giorni di inizio estate, si respirava un’atmosfera che oggi potremmo definire magica, quasi sospesa. Erano gli anni della ricostruzione, del dopoguerra, ma la voglia di vivere e di ricominciare superava ogni ostacolo. La sera, nel fine settimana dopo lunghe giornate di lavoro, ci si ritrovava alla festa del paese.

Il fulcro di tutta la comunità si concentrava intorno al breâr, una pista da ballo tanto improvvisata quanto straordinaria, fatta di semplici tavole di legno stese sul prato per livellare il terreno. Quell’impianto rudimentale veniva illuminato da file di lampadine colorate che oscillavano alla minima brezza estiva, mentre l’aria si riempiva delle note delle orchestrine locali.

Proprio lì, esattamente 75 anni fa – era venerdì 29 giugno 1951 – si sono incrociati due sguardi che non si sarebbero più persi. Lei era una ragazza mora, solare e bellissima di appena 19 anni; lui un giovane uomo di 31 anni, plen di morbin, con i capelli scuri e leggermente ondulati. Non si erano mai visti prima. Venivano da mondi distanti e apparentemente inconciliabili. Mia mamma, infatti, era nata e cresciuta a Napoli, abituata alle belle passeggiate sul lungomare, e tornava in Friuli ogni estate insieme a sua madre, che era di origini friulane. Mio padre, invece, era un giovane di Cividale e quella sera, per farsi notare ed essere alla festa, aveva chiesto in prestito la Vespa al fratello maggiore.

In quegli anni il mezzo di trasporto era un lusso per pochissimi. Qualcuno arrivava alla festa dei SS. Pietro e Paolo a piedi dalle frazioni vicine, molti in bicicletta, e pochissimi fortunati, come mio padre, sfidavano la polvere delle strade sterrate in sella a una vespa Le automobili erano ancora un miraggio. Eppure, le distanze geografiche e sociali si annullavano non appena si metteva piede sul breâr.

«Signorina, permette questo ballo?» disse mio padre avvicinandosi con un misto di audacia e rispetto. «Volentieri», rispose lei con l’accento morbido di chi ha il mare dentro. Mia madre, negli anni successivi, mi ha raccontato spesso quella notte, ricordando con gli occhi lucidi che andarono avanti a ballare fino all’alba. A ogni giro di valzer o di polka, mio padre tirava fuori un nuovo biglietto: la sua scorta sembrava infinita, i biglietti acquistati per ballare con lei non finivano mai, come se avesse voluto prolungare all’infinito quei momenti.

Il corteggiamento non si esaurì con lo spegnersi delle luci della festa. La mattina seguente, dimostrando la sua intraprendenza, mio padre non perse tempo e si presentò direttamente a casa di mia nonna. Voleva dimostrare che le sue intenzioni erano serie. Da quel sabato mattina, Tonin e Carla, non si sono più lasciati, uniti in un cammino lungo una vita.

Ma per me quel ricordo tramandato resta vivo, intatto e infinitamente prezioso. Rifletto spesso sulla fragilità del destino. Se mio padre non avesse insistito per avere quella Vespa, se non avesse invitato mia madre proprio durante quella bella canzone, se il destino avesse scelto una melodia diversa, oggi forse io non sarei qui. Qualche anno dopo quel primo incontro mi hanno concepito, e se adesso posso scrivere queste parole su un blog, se posso vivere, amare e ricordare, è solo grazie a quel sì pronunciato su una pista da ballo.

la pista da ballo negli anni 1951 per la festa dei SS Pietro e Paolo a San Pietro al Natisone

Oggi i miei genitori non ci sono più, ma mi piace ricordarli così: ancora giovani, spensierati, stretti in un ballo senza tempo mentre la musica in sottofondo rende la notte magica.

È davvero bellissimo che a San Pietro al Natisone si faccia rivivere la tradizione dei SS. Pietro e Paolo festeggiando il 29 Giugno sul breâr. Per restituire ai giovani la bellezza di un ballo autentico, e per ricordare a tutti noi che, a volte, la vita vera comincia proprio in una pista da ballo sotto le stelle.

#peaceandlove


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