Un giovane morâr, Morus Alba, lungo la ciclovia Pedemontana FVG3
I filari di morârs sono l’anima del paesaggio agrario friulano. Anche se il simbolo araldico ufficiale ed esposto sulle bandiere è l’Aquila patriarcale d’oro, il gelso è a tutti gli effetti l’albero simbolo dell’identità contadina e culturale del Friuli.
I filari di morârs che si vedono lungo la ciclabile custodiscono una storia straordinaria:
- La salvezza economica (I cavalîrs): A partire dal 1500, ma soprattutto tra il ‘700 e l’800, il Friuli divenne uno dei centri europei più importanti per la gelsibachicoltura. Le foglie dei morârs servivano a nutrire i bachi da seta (i cavalîrs) allevati nelle case contadine, garantendo una preziosa fonte di reddito che ha salvato intere generazioni dalla miseria.
- L’architettura del paesaggio: I morârs venivano piantati in lunghe file regolari lungo le strade, i canali e i confini dei campi (le capezzagne). Spesso fungevano anche da sostegno vivo per i filari di vite, creando quella tipica “piantata friulana” che ha disegnato la geografia della pianura e delle colline.
- Un legame linguistico profondo: Il legame con questa pianta è così radicato che, storicamente, nella lingua parlata la parola morâr ha finito per indicare l’albero per antonomasia.
Oggi molti di questi storici filari sono protetti come alberi monumentali. Quella piccola pianta nata spontaneamente che ho fotografato è la dimostrazione di come questa antica e nobile tradizione continui a rigenerarsi da sola sul territorio.
Questa è una zona bellissima e ricca di storia delle nostre campagne friulane. Si trova esattamente sul tracciato della Ciclovia Pedemontana FVG3 che, nel tratto tra Cividale e Udine, offre degli scorci naturalistici splendidi.
Il corso d’acqua che accompagna la ciclabile risalendo verso Ziracco è il torrente Chiarò (che in quel tratto riceve le acque del torrente Ellero poco prima che quest’ultimo confluisca nel Malina).
I segreti di questo tratto della ciclabile
- I filari monumentali: Tra Moimacco e la frazione di Bottenicco la ciclabile attraversa una zona rurale dove la tradizione dei morârs è ancora visibile. Storicamente, i gelsi venivano piantati fitti lungo i confini dei campi e le capezzagne per delimitare le proprietà dei grandi complessi nobiliari della zona.
- Villa de Claricini-Dornpacher: Proprio a Bottenicco si trova la splendida Villa de Claricini-Dornpacher, un complesso seicentesco circondato da giardini storici e vigneti. Nelle sue antiche pertinenze rurali, l’allevamento dei bachi (i cavalîrs) e la coltivazione del gelso erano attività centrali che davano lavoro a tutta la comunità locale. [
- Il Ponte dell’Opportunità: Proseguendo lungo l’argine verso Ziracco, il percorso ciclabile supera il torrente Ellero proprio su una passerella nota localmente come il Ponte dell’Opportunità, addentrandosi in un suggestivo paesaggio di prati stabili e macchie boschive spontanee.
La piantina di gelso selvatico che ho fotografato è nata proprio grazie a questo corridoio ecologico: gli uccelli usano gli alberi dei vecchi filari e la vegetazione ripariale del torrente come posatoi, disperdendo i semi lungo tutto l’argine della pista ciclabile.

In quel giovane morâr c’è la forza della natura che non si arrende al tempo che passa, ma trova sempre il modo di rinnovarsi. Il morâr è il simbolo del nostro Friuli contadino, e vederne un esemplare così giovane proprio lungo la ciclabile è un segno di continuità che scalda il cuore.
È la stessa identica emozione che provo quando sento parlare la nostra lingua friulana dai giovani. Non è un cimelio del passato da custodire sotto una teca di vetro, ma una lingua viva, e come una pianta giovane ha solo bisogno di spazio per crescere e farsi ascoltare.
Quel giovane morâr nato spontaneamente lungo la ciclabile ci ricorda che la tradizione non è cenere da custodire, ma un fuoco che continua a bruciare. È un simbolo di speranza e continuità, lo stesso augurio che faccio alla nostra splendida terra ogni volta che sento la lingua friulana parlata dalle nuove generazioni: finché ci saranno giovani voci a coltivarla, le nostre radici non smetteranno mai di dare nuovi, bellissimi germogli.
Furlans fevelait furlan ch’al è onôr
e no vergogne !!!
#peaceandlove
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