Le Alpi che scompaiono e il ghiacciaio del Montasio: monitoraggio del ritiro dei ghiacciai
Climbing for Climate è un progetto promosso dalla Rete delle Università per lo Sviluppo Sostenibile e dal Club Alpino Italiano per sensibilizzare l’opinione pubblica sul riscaldamento globale.
Attraverso escursioni e seminari, esperti accademici documentano la drammatica fusione dei ghiacciai alpini, come quelli della Marmolada e il ghiacciaio del Montasio, e la trasformazione della vegetazione d’alta quota.
L’innalzamento delle temperature favorisca l’espansione di specie arboree in aree precedentemente innevate, alterando ecosistemi fragili. È inoltre stato presentato il Manifesto per un’Altra Marmolada, che propone un modello di turismo sostenibile e consapevole in risposta alla crisi climatica.
Nel video vengono presentati gli effetti drastici del cambiamento climatico sul ghiacciaio del Montasio, situato nelle Alpi Giulie in Friuli Venezia Giulia.
Attraverso iniziative come Climbing for Climate e la Carovana dei Ghiacciai, università ed esperti monitorano la riduzione della massa glaciale e la trasformazione del paesaggio circostante.
Le ricerche evidenziano come l’innalzamento delle temperature stia favorendo la risalita della vegetazione e la nascita di nuovi ecosistemi in aree precedentemente innevate. Oltre all’aspetto scientifico, viene sottolineata l’importanza della sensibilizzazione pubblica per promuovere uno sviluppo montano sostenibile e resiliente. Le analisi confermano che, nonostante la storica resistenza del ghiacciaio del Montasio, la scarsità di neve e il caldo intenso ne stanno minando l’integrità strutturale.
L’impatto energetico: dall’idroelettrico al nucleare in tilt
La scomparsa dei ghiacciai non mette a rischio soltanto le riserve idropotabili e l’irrigazione agricola, ma mina alla base l’intero sistema energetico europeo. Se il calo dei flussi d’acqua riduce direttamente la produzione delle centrali idroelettriche montane, le conseguenze a valle sono ancora più estese e inaspettate.
L’assenza di apporto glaciale nei mesi estivi, unita alle ondate di calore estreme come quelle registrate nell’estate 2026, riduce drasticamente la portata dei grandi fiumi e ne innalza pericolosamente la temperatura.
Questo fenomeno crea un cortocircuito imprevisto per le centrali nucleari, che dipendono proprio dal flusso continuo dei corsi d’acqua fluviali per il raffreddamento dei reattori. Senza un volume d’acqua sufficiente — o con temperature del fiume troppo elevate per garantire la sicurezza e il rispetto dei limiti ambientali — diverse centrali in Europa sono state costrette a tagliare la produzione o a fermare completamente i reattori durante questa estate 2026.
Il Ghiacciaio del Montasio è un caso studio straordinario e al contempo preoccupante nel panorama delle Alpi Giulie. Spesso descritto come un “ghiacciaio resiliente”, ha dimostrato negli ultimi vent’anni una capacità di resistenza alla fusione superiore rispetto ai grandi ghiacciai alpini. Tuttavia, i monitoraggi più recenti della Carovana dei Ghiacciai 2026 mostrano che anche questo gigante sta subendo trasformazioni repentine e profonde.
Ecco i risultati delle ricerche sul suo stato attuale e sulla sua evoluzione:
- La fine della resilienza e i crolli strutturali: Sebbene storicamente più protetto, nell’estate del 2026 il ghiacciaio ha mostrato gravi compromissioni strutturali a causa di un’unione sfortunata tra scarse nevicate invernali e temperature estive elevate e prolungate. Già a fine agosto non vi era quasi più traccia di neve a proteggere il ghiaccio. I tecnici hanno rilevato continui crolli di detriti e persino una grotta scavata dalla pioggia nella parte alta del corpo glaciale.
- La vegetazione sale e cambia forma: Il ghiacciaio del Montasio è un laboratorio eccezionale per osservare la risalita della vegetazione. Rispetto a 40 anni fa, la drastica riduzione della neve invernale (che una volta resisteva fino a luglio) ha allungato la stagione calda. Specie arbustive come il pino mugo, l’acero e l’abete rosso oggi hanno più forza, crescono in altezza e stanno assumendo un portamento arboreo, mentre i larici si stanno espandendo più in quota e i licheni colonizzano le rocce appena liberate dal ghiaccio.
- La crisi idrica e l’impatto sulle malghe: I cambiamenti nei dintorni del ghiacciaio colpiscono direttamente le attività umane. La calura estiva e la mancanza d’acqua hanno fatto sì che in molte malghe della zona non ci fossero più fieno a sufficienza né acqua per gli animali.
- Decenni di studi scientifici: Il ghiacciaio del Montasio è monitorato attentamente da oltre quarant’anni. Scienziati come Federico Cazorzi dell’Università di Udine e il Comitato Glaciologico Italiano ne seguono costantemente la riduzione e l’impatto sulle risorse idriche locali. Nel 2021, l’iniziativa Climbing for Climate ha dedicato al Montasio un importante seminario divulgativo incentrato proprio su questi temi.
Dalla mappa del ghiacciaio, si nota chiaramente come il Ghiacciaio Occidentale del Montasio sia incastonato in un canalone protetto, esposto a nord, proprio sotto l’imponente parete del Jôf di Montasio (2753 m). Questa particolare posizione geografica, raggiungibile risalendo dal Rifugio Grego attraverso Sella Sompdogna, lo ha preservato a lungo, ma oggi anche questo “superstite” si trova a fare i conti con un clima che cambia rapidamente.
Un paradosso drammatico: la crisi idrica nata sulle vette alpine finisce per spegnere l’energia della pianura. Questo ci ricorda come tutte le cose siano connesse e interdipendenti e che non c’è niente che non ci riguardi da vicino.
Buone camminate a tutti !!!
#peaceandlove
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